Sindacati Regionali di Stampa

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Inpgi e inclusione. A Venezia l’incontro del “Gruppo di Fiuggi”. Lorusso:”E’ tempo di scelte coraggiose”

Gabriella Piroli e Massimo Zennaro componenti del coordinamento di Fiuggi

Gabriella Piroli e Massimo Zennaro componenti del coordinamento di Fiuggi

“Ciascuno di noi ha un diritto acquisito e soprattutto quello di non essere discriminato rispetto ai padri e ai nonni”: Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi, a Venezia per l’incontro su riforma dell’Inpgi e inclusione, organizzato dal Coordinamento di Fiuggi, raccoglie in una battuta le qualità della riforma dell’istituto previdenziale e il progetto del sindacato per il futuro. Se sacrifici ci saranno, saranno per tutti, ma soprattutto la categoria dovrà trovare la capacità e il coraggio di confrontarsi con il futuro in un palcoscenico più ampio, quello europeo, che sta imponendo la rivoluzione di tutta una serie di canoni a cui eravamo abituati. Inutile, per Lorusso, l’operazione nostalgia “i tempi – ribadisce – non sono quelli di venti anni fa. La riforma dell’Inpgi è una rappresentazione della realtà ed è in questa realtà che ci dobbiamo muovere. E questo sia per quanto riguarda il contratto sia per la riforma delle leggi di sistema”. Una prima bozza della nuova legge sull’editoria potrebbe arrivare entro il 6 agosto: “Dopodiché dobbiamo vedere cosa ci mettiamo – prosegue Lorusso – Noi non siamo andati a palazzo Chigi con il cappello in mano, abbiamo fatto delle proposte strutturali a fronte di una controparte che chiede soldi per quattrocento prepensionamenti. Sfido questo governo a tirare fuori i soldi per distruggere l’occupazione e a non stanziare una somma importante per crearla”. Ma per il segretario generale della Fnsi il discorso normativo deve essere più ampio e ricomprendere tutto quello che oggi non c’è: una legge sul conflitto di interessi e una sui tetti pubblicitari. Insomma una riorganizzazione complessiva del sistema editoriale che crei tutti i presupposti per la ripresa. L’altro snodo importante è quello del contratto, se ne parlerà in primavera e non sarà una passeggiata. Anche in questo caso per Lorusso “Dobbiamo dimenticarci le stagioni d’oro e partire da una fotografia spietata della realtà. Se puntiamo all’ampliamento della platea contributiva dobbiamo avere un approccio laico nel confronto con le aziende, ma per questo anche un interlocutore non dico illuminato ma disposto ad ascoltare. Alcuni istituti contrattuali sono datati e c’è bisogno di rivederli, ma dobbiamo verificare come”. Di fatto la riforma dell’Inpgi ha compresso la possibilità delle aziende di mandare via i giornalisti e questo agli editori certo non è piaciuto, ma è evidente che la situazione, così com’è stata fino ad oggi non poteva essere sostenibile. Resta infatti il dato di una platea fortemente diversificata, con poco meno di sedicimila giornalisti stabilmente assunti, oltre sedicimila appesi tra lavoro autonomo e rapporti di dipendenza e almeno altri sedicimila lavori autonomi. “Il lavoro dipendente resta la stella polare, ma per gli altri colleghi che non hanno un percorso lineare dobbiamo trovare una strategia di inclusione nel contratto. Per gli autonomi, invece, un progetto ampio di welfare che li protegga nel percorso lavorativo. In questo senso Inpgi e Casagit hanno già avviato i primi passi con un accordo per l’attivazione di un programma di assistenza sanitaria per i giornalisti non dipendenti”. Insomma, quello che ci vuole è un percorso di tenuta complessiva della categoria che altrimenti rischia di ritrovarsi a svolgere un ruolo residuale: “e a fare la fine dei panda non ci tengo affatto” ha concluso Lorusso. La riforma dell’Inpgi è stata illustrata nelle linee generali da Marina Macelloni, consigliera di amministrazione, che oltre a contestualizzare l’assoluta necessità dell’intervento ne ha ribadito organicità ed equità sulla base di una scelta che “facendo pagare tutti fa pagare tutti un po’ meno”. Ora resta da verificare se, come ha detto l’altro consigliere di amministrazione Giuseppe Marzano “I ministeri vigilanti saranno disposti, come lo siamo stati noi, ad accettare una scommessa difficile che non potrà essere vinta senza una effettiva ripresa dell’occupazione”. La realtà è dura e parla della necessità effettiva di ottomila assunzioni, ma già con 1500 in tre anni si farebbe un bel balzo in avanti, ed è per questo che una delle misure che accompagnano la riforma è quella degli sgravi contributivi per tre anni per quelle aziende che assumono giornalisti a tempo indeterminato. Accanto a questo, illustrate da Edmondo Rho, componente del cda Inpgi, tutta una serie di richieste in tema di controlli che rendano più difficile per le aziende accedere a benefici senza averne diritto. Con il sostegno della Fnsi, prosegue Rho, si dovrà arrivare a un’abolizione dei Cococo anche nel comparto giornalistico, ma per questo ci sarà bisogno di un confronto serrato con il governo. Fondamentali nell’impianto della riforma restano le clausole di salvaguardia illustrate dal consigliere di amministrazione Claudio Scarinzi: evitano il fenomeno degli esodati e creano una forma seppure attenuata rispetto a quella attuata, di flessibilità in uscita. “La ratio della riforma è stata quella di cercare di evitarla – dice Scarinzi – gli uffici hanno condotto uno studio approfondito delle situazioni che dovrebbero consentirci di evitare il fenomeno degli esodati, ma per ogni situazione di natura personale, consiglio a tutti di rivolgersi ai funzionari dell’Inpgi, perchè si tratta di una materia davvero molto complessa, che interagisce anche con la normativa nazionale in tema di pensioni”. Un appello forte, pressante, all’unità della categoria davanti a un futuro di scelte difficili è arrivato da Beppe Giulietti:” serve il massimo coordinamento per arrivare alla definizione di una legge quadro nazionale che raccolga anche le esperienze nate in alcune regioni. In un clima di rissa quale peso vogliamo avere in un tavolo di trattativa?” E proprio per un confronto che arrivi ad una posizione unitaria e condivisa sui tanti problemi che attraversano la categoria nasce questo “gruppo di Fiuggi” che attraverso incontri e scambi aperti vuole riportare il sindacato e gli istituti di categoria al modo di lavorare di un’altra stagione, quella di massima compattezza che portò al rafforzamento di diritti e tutele. Diritti e tutele che sono il mondo in cui bisogna tirar dentro i lavoratori autonomi: di inclusione e buone pratiche per freelance e lavoratori non dipendenti hanno parlato Nicola Chiarini, Mattia Motta e Maurizio Bekar. I tempi per raccogliere un cambiamento radicale sono davvero maturi.

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