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Milano Finanza sulla riforma dell’Inpgi

Milano Finanza sull'Inpgi

Milano Finanza sull’Inpgi

Un interessante articolo di Milano Finanza sulla riforma dell’Inpgi

Governo: sì al 75% delle norme, rinviate le altre

Ok alla riforma Inpgi

Dopo un lungo confronto, non solo epistolare, il ministero del Lavoro, di concerto con quello dell’Economia, ha dato il via libera alla riforma dell’Inpgi, approvandone la gran parte (circa il 75% delle nuove misure introdotte la scorsa estate dal consiglio di Amministrazione dell’ente previdenziale dei giornalisti), richiedendo per le restanti un altro esame da parte del nuovo cda che uscirà dalle elezioni previste per la fine di febbraio. In sostanza diventano operative dal 1 gennaio le nuove e più corpose aliquote contributive, che passano dall’8,69% al 9,19% (+0,5%)della retribuzione imponibile per la quota a carico dei giornalisti dipendenti e dal 22,28% al 23,81% (+1%+0,53%) della retribuzione imponibile per la quota a carico dei datori di lavoro. Ok anche all’incremento a regime, con decorrenza dal 1° gennaio 2017, dell’aliquota dell’1% a carico dei datori di lavoro, già istituita e destinata al sostegno della Cigs. Disco verde anche sull’individuazione della retribuzione pensionabile, per le anzianità contributive maturate a decorrere dal 1° gennaio 2016, in base alla nuova quota «E». Questo significa che la rivalutazione delle retribuzioni in essere avverrà al solo indice di variazione dei prezzi al consumo rilevati annualmente dall’Istat, senza la maggiorazione dell’1% prevista dalla riforma Amato del 1992. Passa anche l’applicazione, a decorrere dal gennaio scorso, delle percentuali per il computo della pensione, in base a nuovi coefficienti di rendimento. Di conseguenza, per le anzianità contributive acquisite a decorrere da tale data, sarà applicato un coefficiente di rendimento del 2,30% (ma si temeva che i ministeri imponessero di scendere fino al 2%), anziché del 2,66%, quest’ultimo coefficiente continuerà a essere applicato ai periodi contributivi pregressi. Secondo l’Inpgi, l’impatto economico sui conti dell’ente, derivante dall’applicazione delle modifiche approvate, è valutabile – a regime – in circa 45 milioni di euro annui di saldo positivo – per l’effetto combinato dell’incremento del gettito sul fronte delle entrate contributive e dei risparmi conseguenti alla riduzione della spesa pensionistica, a fronte di un volume complessivo – riferito a tutti gli interventi elaborati dal Consiglio di Amministrazione dell’Istituto – stimato in circa 60 milioni annui. Restano invece «aperti e sospesi», una serie di interventi in relazione all’età pensionabile (prevista in crescita da 65 a 66 anni), alla ridefinizione dei requisiti per l’accesso alle pensioni di anzianità e alle clausole di salvaguardia connesse (per le quali si richiede «una verifica escludendo deroghe di ampio respiro rispetto ai requisiti stabiliti per la generalità degli iscritti») al contributo straordinario a carico dei pensionati (ritenuto coerente con il Bilancio Tecnico afferente alla normativa di settore, ma controverso sul piano giuridico e passibile di contenzioso) e alla rimodulazione del trattamento di disoccupazione (previsto dal Cda complessivamente in riduzione di circa il 5%). Conseguenza di questa sospensione è che «sull’età pensionabile resta per ora la vecchia normativa», come spiega il consigliere dell’Inpgi Edmondo Rho, che aggiunge: «toccherà al prossimo Cda, dopo le elezioni in programma dal 22 al 28 febbraio, mantenere le salvaguardie a tutela delle colleghe e dei colleghi colpiti dalla crisi. Sarà importante il gioco di squadra tra l’Inpgi e la Fnsi per sviluppare, anche grazie al rinnovo del contratto con la Fieg, l’occupazione giornalistica: non c’è previdenza senza lavoro. Secondo il presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese è «importante che i ministeri vigilanti abbiano dato il via libera alle misure di immediato e forte impatto economico, che porteranno a un sostanziale miglioramento delle passività dovute a una drammatica perdita di posti di lavoro e a un aumento esponenziale dei costi di ammortizzazione sociale. Il delicato lavoro che riporterà in equilibrio i conti non può considerarsi concluso. I futuri dirigenti dell’Inpgi, che verranno eletti tra pochi giorni, dovranno esercitare la responsabilità di una ulteriore proposta sul versante della riduzione delle prestazioni».

fonte: Milano Finanza

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