Sindacati Regionali di Stampa

Il nuovo blog delle sindacaliste e dei sindacalisti delle Associazioni regionali di stampa della Fnsi

Salviamoci da quelli che vogliono salvare l’Inpgi

DILIGENZINPGI (2)L’Inpgi sull’orlo del crac! Addio pensioni! Lo spirito natalizio fa emergere solidarietà e sentimenti: l’Inpgi verso il crac perché, per esempio, eroga un welfare e pensioni migliori dell’Inps. La soluzione? Tagliare ai neopensionati e togliere a cassintegrati, disoccupati, a chi è in solidarietà e ai meno garantiti. A Natale, si sa, si può fare di più. Non lo dice solo la pubblicità, ma la fantasia un po’ malata di una parte di giornalisti/e travestiti da Pancho Villa con ricco stipendio o pensione, vecchi guru del pensiero debole, giustizialisti in servizio permanente effettivo o militanti del dietro front da vigilia elettorale. E sì perché care colleghe e colleghi, l’Inpgi sta per fare crac. Colpa dei migliori trattamenti pensionistici che garantirà ancora ai neo pensionati, al miglior welfare rispetto a quelli dell’Inps dove, qualcuno, vorrebbe transitare anche se oggi è preoccupato dalle idee di Boeri. In questo natale il vecchio lappone ha cambiato abito: dal viso rubicondo e simpatico con completo rosso è passato al nero con mutanda bianca e il volto emaciato del Tafazzi. Eh sì perché la nostra categoria è malata di tafazzismo cronico. Ci sono persone che pur di ritagliarsi uno strapuntino, pur di prendersi la rivincita contro il presidente Andrea Camporese che non ha ritenuto di appoggiarle in alcune scelte velleitarie, sono disposte a gettare nel baratro tutta la categoria e le pensioni dei giornalisti oggi al lavoro che la riforma varata dall’Inpgi ad agosto (la manovra della Casagit – peraltro necessaria – è molto più pesante) sta cercando di tutelare. È un vero assalto alla diligenza da parte di una comitiva in cui indiani, giubbe blu, cow boy, coloni, cercatori d’oro, corrono insieme all’impazzata, sparando pallottole di guano, imprecisioni, falsità dimenticando (più d’uno) di essere o del Cda o consiglio generale Inpgi uscente e di avere approvato pressoché all’unanimità il 98% delle delibere. Fatto salvo poi il conto elettorale con la lingua biforcuta sul tema della riforma e del contributo di solidarietà che i pensionati (giustamente) dovranno versare, come peraltro (da anni) fanno i colleghi attivi finanziando il fondo Fnsi-Inpgi che anche quest’anno ha reso possibile una “una tantum” di perequazione ai pensionati/e e vedove/i meno abbienti. Leggiamo infatti un appello dal titolo “Salviamo l’ Inpgi” sottoscritto da qualche centinaio di firme, le più disparate, da alcuni inquilini che volevano comprarsi a prezzi stracciati gli appartamenti dell’ Inpgi a Roma e Milano (patrimonio che serve a garantire le pensioni e non ad altro) a quelli che volevano che l’ Inpgi andasse all’ Inps, a qualche sindacalista storicamente all’opposizione, ma ci sono anche sindacalisti e amministratori dell’ Istituto, che fino a ieri appoggiavano tutte le scelte dell’ Inpgi . C’è chi ha chiuso tutti e due gli occhi quando si trattava di varare gli stati di crisi, ma non mancano esponenti dell’ Ordine e anche molte colleghe/i probabilmente sconcertati e forse impauriti da una costante propaganda diffamatoria che tende a delegittimare il gruppo che amministra l’ Istituto di previdenza. Sono diffamatorie le illazioni sul Fondo G. Amendola (detenuto al 100% dall’Inpgi) al quale l’Inpgi sta conferendo gradualmente il patrimonio immobiliare, realizzando in questo modo una plusvalenza di almeno 500 milioni che permette all’Istituto di chiudere i bilanci in attivo, varare la riforma e reggere il confronto con i ministeri vigilanti. La gestione del fondo è stata affidata, secondo le procedure di legge del Codice degli appalti, quindi attraverso gara europea, a una società specializzata a livello internazionale nella gestione dei patrimoni immobiliari. Quindi parlare di decisioni prese in segrete stanze è diffamatorio, irresponsabile, produce un grave danno all’Istituto e indirettamente a tutti gli iscritti. Così come lo sono le accuse di mancata trasparenza. Le pretese di un singolo iscritto a un ente previdenziale di accesso agli atti di un appalto sono già state respinte da varie sentenze emesse da tribunali regionali amministrativi. E’ come se un singolo iscritto all’Inps pretendesse di accedere a tutti gli atti di un ente che ha milioni di iscritti. E questo vale anche per l’Inpgi che dispone di un regolamento di amministrazione molto chiaro in questo senso. Pretese elaborate da una lucida (?) follia di chi ha un solo intento, boicottare le riforme dell’Inpgi su cui ricade la crisi occupazionale del settore editoriale. Un ente sano, bene amministrato e all’altezza dei difficili compiti che affronta e dovrà affrontare. Allora il titolo vero di appelli di questo genere dovrebbe essere: “Assalto all’ Inpgi”. Altro che “Salviamo l’Inpgi”. Noi invece diciamo “salviamoci da quelli che vogliono “salvare” l’Inpgi”. Ai promotori di queste iniziative non daremmo da amministrare nemmeno un condominio. Certo non un patrimonio di oltre due miliardi di un istituto che eroga prestazioni per oltre 400 milioni l’anno. Comunque, visto che è (quasi) Natale nonostante queste palle da campagna elettorale sotto l’albero, auguri a tutti.

Marcello Zinola – ex segretario Associazione ligure dei giornalisti

Alessandra Costante – segretaria Associazione ligure dei giornalisti

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