Sindacati Regionali di Stampa

Il nuovo blog delle sindacaliste e dei sindacalisti delle Associazioni regionali di stampa della Fnsi

110 reporter uccisi. E non si muore solo nei paesi in guerra

giornalisti-kK5G-U10602839109357W9C-700x394@LaStampa.itUn anno nero, difficile, per i giornalisti, sigillato dal dato finale di 110 reporter uccisi. E non solo nei paesi avvelenati dalla guerra. Tutt’altro, perché da quanto viene fuori dagli ultimi dati dell’organizzazione «Reporter senza frontiere» (Rsf), 67 dei 110 giornalisti uccisi, sono stati eliminati mentre stavano svolgendo il loro lavoro, mentre 43 hanno perso la vita in circostanze avvolte dal mistero. Il rischio non è più quello, consapevole, dell’inviato di guerra, ma anche quello di chi lavora ad inchieste scomode dentro le mura di casa, confrontandosi con una malavita che non perdona chi apre una finestra sugli affari illegali. La mappa dei paesi a rischio comprende Iraq (11 morti), Siria (10), poi la Francia con le 8 vittime, uccise nell’attacco al settimanale satirco `Charlie Hebdo´,  Yemen dove è in corso una guerra civile; Sud Sudan (7 vittime), India (9), e ancora il Messico controllato dai narcos, Filippine e Honduras. Ci sono poi i reporter rapiti e tenuti in ostaggio (54) e quelli in prigione per aver svolto il loro lavoro: 154. Tra i 54 rapiti, 26 sono tenuti in ostaggio in Siria, 13 in Yemenguerra, Francia, Raffaele Loruss, 10 in Iraq e 5 in Libia. Tra i ben 153 detenuti la non ambita palma spetta alla Cina (23 giornalisti in prigione), seguita dall’Egitto (22), 18 in Iraq, 15 in Eritrea, 9 in Turchia. “L’annuale rapporto di Rsf conferma una situazione sempre più allarmante per quanto riguarda il livello di sicurezza nel quale si trovano ad operare i giornalisti nel mondo e non solo nelle zone di guerra. I 2/3 dei 110 cronisti assassinati, infatti, sono caduti mentre svolgevano il loro lavoro lontano da aree teatro di conflitti”: affermano in una nota il segretario generale, Raffaele Lorusso, e il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti. “La gran parte di loro è caduta o per mano del terrorismo, a cominciare dalla strage della redazione di ‘Charlie Hebdo’ in Francia, o sono stati colpiti da associazioni malavitose che mal sopportano i tentativi di illuminare le storie del malaffare, come ad esempio è successo in Brasile o Messico. La Federazione nazionale della stampa non solo sosterrà ogni iniziativa internazionale per arrivare alla ridefinizione della direttiva relativa alle condizioni di sicurezza dei giornalisti ma, per quanto riguarda l’Italia, ritiene quanto mai indispensabile che siano finalmente affrontate e risolte le questioni relative al carcere per i cronisti e soprattutto alle cosiddette querele temerarie, che sono ormai diventate un vero e proprio strumento di intimidazione. La situazione italiana continua ad essere critica per quanto riguarda il livello di pressioni e minacce ai cronisti, rivolte in particolare a quanti sono impegnati a contrastare le mafie e il malaffare”.

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