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Inpgi, quando l’arbitro non è neutrale e si vede

Inpgi, la verità sulla lettera sottoscritta da 42 consiglieri generali

Inpgi, la verità sulla lettera sottoscritta da 42 consiglieri generali

di Giuseppe Marzano*

Come sempre, quando non si vuole affrontare la realtà delle cose, parte la disinformazione. E c’è chi è maestro in questo. Tutto comincia con una lettera firmata da 42 consiglieri generali giornalisti dell’Inpgi (su 60 eletti più 5 membri di diritto) e indirizzata al presidente del collegio sindacale che ha ad oggetto l’attività di due sindaci dell’istituto di previdenza. Subito, appena si ha notizia dell’iniziativa, per coprire la vera questione in gioco, viene sollevato il polverone da uno dei due sindaci e da qualcuno dei suoi sostenitori: “si vuole limitare la libertà di opinione”, “i controllati vogliono controllare il controllore”, strepitano.

Ovviamente, niente di tutto questo: i due sindaci in questione, Franco Abruzzo e Pierluigi Roesler Franz, possono esprimere tutte le opinioni che vogliono e controllare ciò che devono. Ciò di cui si “lamentano” i firmatari di quella lettera – tra cui chi scrive – è che i due sindaci devono, appunto, fare i controllori, valutando le decisioni degli amministratori alla luce delle leggi e dei regolamenti. Devono, insomma, “giudicare” in modo obiettivo il lavoro di chi governa l’istituto di previdenza.

Non devono, invece – e qui sfido chiunque a sostenere il contrario – interpretare in modo politico il loro ruolo: se sono – e lo sono dichiaratamente – di parte, chi amministra non può certo sentirsi tutelato rispetto alla loro attività di “giudici”.

Hanno ben poco a che fare con l’informazione le campagne sul contributo di solidarietà a carico dei giornalisti pensionati o sull’auspicato (da lui) passaggio dell’Inpgi all’Inps, lanciate da Franco Abruzzo attraverso il suo sito e la sua newsletter. Newsletter che, sia detto per inciso, viene inviata a migliaia di indirizzi email, anche al mio che ho tentato inutilmente di far cancellare dalla mailing list – ottenuta come? – del sindaco.

Queste campagne sono, invece, il tentativo di influenzare e condizionare le decisioni del consiglio generale e del consiglio d’amministrazione dell’Inpgi. E perfino dei ministeri vigilanti, tanto che il 16 gennaio scorso, in veste di “presidente di Unpit”, manda “diffida ai ministri dell’economia e del lavoro dall’approvare la delibera del Cda dell’Inpgi 28/9/2016 (affetta da vizi di legittimità) in cui è prevista l’applicazione del contributo di solidarietà” ai pensionati.

Tutto legittimo se lui non fosse un “sindaco” che le decisioni dei due organi dell’Inpgi deve, lo ripeto, valutare. in modo obiettivo, alla luce di leggi e regolamenti e non di un pregiudizio politico.

Un esempio è la nota diffusa da Francesco Abruzzo il 31 gennaio con il titolo “Previdenza aggressiva”. Si riferisce, il nostro sindaco, alle circolari inviate dagli uffici dell’Inpgi ai pensionati di anzianità che hanno dimenticato di comunicare all’istituto l’ultima dichiarazione dei redditi. L’obbligo riguarda solo i pensionati d’anzianità fino ai 65 anni (ma questo la nota “informativa” non lo dice ed infatti ha provocato allarme anche tra i pensionati non interessati) come stabilisce l’art. 15 del regolamento di previdenza dell’Inpgi che disciplina il cumulo tra pensioni e redditi da lavoro dipendente ed autonomo. La norma, checché ne dica Abruzzo, è notissima, tanto che quella sul limite al cumulo fra reddito da pensione e da lavoro è una polemica ricorrente tra i giornalisti italiani. Peraltro, gli uffici dell’Inpgi inviano ogni anno, con raccomandata, due circolari ai pensionati interessati per ricordare l’obbligo di invio della dichiarazione dei redditi. Eppure, l’esimio sindaco se la prende con gli uffici che applicano, come è loro dovere, il regolamanto, invece che con i pensionati distratti che, evidentemente, costituiscono la sua base politica di riferimento.

Che dire poi di un’altra nota con cui il 12 febbraio, lamentando i tempi lunghi di valutazione da parte dei ministeri vigilanti della riforma previdenziale approvata a fine settembre 2016 dal Cda, Abruzzo offre un’indiscrezione chiedendo: “Saltano le clausole di salvaguardia?”

Ora, o il sindaco ha elementi certi per porre questa domanda e, allora, bene farebbe a riferirli al collegio sindacale, oppure tira ad indovinare così contribuendo a diffondere quei “nervosismi, ansia, malessere” nelle redazioni e tra i giornalisti che lui attribuisce ai presunti ritardi ministeriali.

Non manca di toni epici la ricostruzione fantastica del proprio ruolo che Abruzzo propone con una nota inviata nella notte fra il 14 ed il 15 febbraio, nella quale sostiene che “è in atto il tentativo di far tacere il sindaco scomodo della Fondazione” perché “‘colpevole’ di avere svelato ai giornalisti italiani lo ‘stato di salute’ dell’Inpgi”.

Comprendo che abbia una grande opinione di sé, ma chi ha avuto, negli ultimi sette/otto anni la pazienza di leggere le relazioni di presidente e direttore generale dell’Inpgi allegate ai bilanci dell’istituto, sa benissimo che le criticità del sistema previdenziale di categoria provocate dalla crisi del mercato del lavoro giornalistico sono state segnalate con puntualità e precisione prima di tutto da chi l’ente lo ha governato. La differenza con Abruzzo è che lui drammatizza la situazione – certo difficile e pericolosa, ma non disperata come lui vuol dare ad intendere – con l’unico scopo di dare forza al suo obiettivo: mettere fine all’autonomia della previdenza e del welfare dei giornalisti per correre tra le braccia dell’Inps.

La maggioranza del consiglio generale, del Cda e degli iscritti all’Inpgi vuole invece proseguire quella storia di autonomia – che è anche garanzia di autonomia professionale – e vuole farlo senza “giudici” di parte.

*consigliere generale e consigliere d’amministrazione dell’Inpgi

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Questa voce è stata pubblicata il 16 febbraio 2017 da in Assostampa Regionali, Fnsi, Giornalisti, Inpgi, sindacato con tag , , , .

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