Sindacati Regionali di Stampa

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Le mezze verità di Franco Abruzzo, il lupo travestito da agnello

Franco Abruzzo

Franco Abruzzo

La verità fa male. E chi la dice diventa a seconda dei casi un “picchiatore” o, più semplicemente, un nemico. Dal vangelo secondo Franco Abruzzo, dove il lupo prova a travestirsi da agnello e il carnefice fa la vittima. L’ultima crociata del Grande Moralista è contro coloro che, rispondendo alla sua campagna di fango contro l’Inpgi e chi lo amministra, hanno semplicemente ricordato alla platea dei colleghi, spesso distratti o dalla memoria corta, i suoi trascorsi burrascosi con i vertici dell’Istituto. I fatti sono noti: Abruzzo subì una condanna in sede civile per aver diffamato l’Inpgi in relazione all’acquisto di immobili in via Missaglia, a Milano.

Apriti cielo! Abruzzo l’ha presa malissimo. Pizzicato sull’orgoglio, nel solco del grillismo dilagante, ha dapprima definito “picchiatori” i suoi accusatori. Poi, si è lasciato andare ad una mezza verità: “non ho carichi pendenti e neanche condanne”. Dimentica, ovviamente, di precisare che fu condannato in sede civile e non in sede penale. Ci mancherebbe che nel collegio dei revisori dei conti dell’Inpgi ci fosse un pregiudicato.

Il Grande Moralista è così. Vuole essere lasciato libero di mistificare e di demolire l’Inpgi e gli altri Istituti della categoria. Se però qualcuno lo contraddice, eccolo gridare al complotto, scambiare la satira per minacce di morte, attribuirsi un rigore e una serietà che evidentemente – sentenze alla mano – non gli appartengono.

Soltanto lui e il coro delle vergini dai candidi manti scese in campo a suo sostegno possono illudersi che la quotidiana opera di terrorismo psicologico messa in atto sull’Inpgi rientri nella libertà di opinione. Abruzzo può pensarla come vuole, e ci mancherebbe altro. Fino a quando, però, riveste la carica di sindaco revisore dell’Inpgi è tenuto al rispetto di precisi obblighi di riservatezza e di cautela fissati dalla legge. Dove e a quale livello si è mai visto il membro di un organo di controllo criticare e entrare nel merito dell’attività degli organismi dirigenti di un ente? Che cosa succederebbe se il sindaco revisore di una società pubblica o privata attaccasse pubblicamente il presidente e il cda di quella società, entrando nel merito delle loro scelte politiche? E se lo facesse il revisore dei conti dell’Inps o di un altro ente previdenziale? Ci sarebbe un’azione di responsabilità. La stessa azione che l’Inpgi dovrebbe promuovere contro Franco Abruzzo. Il cui unico obiettivo, e non da oggi, è distruggere l’Istituto di previdenza e il sindacato dei giornalisti italiani colpevoli di “lesa pensione”. Il problema è soltanto uno: il contributo di solidarietà di pochi euro al mese imposto ai pensionati Inpgi nella manovra di riequilibrio dei conti. Pur di mantenere intatto il proprio assegno mensile, Abruzzo spara bordate da tutte le parti. Un giorno è se stesso, il giorno successivo Francesco Maria de Bonis, e l’altro ancora il presidente di una non meglio precisata Unpit, che sembra l’acronimo dell’Unione nazionale per imbrogliare tutti. Vada pure avanti, ma non si lamenti se qualcuno lo richiama alle proprie responsabilità di revisore. Visto che si proclama paladino della verità e della trasparenza, nella prossima colata di fango sull’Inpgi farebbe bene a rendere pubblico l’importo della sua pensione. Giusto per essere trasparente fino in fondo. E distinguere gli agnelli dai lupi.

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Questa voce è stata pubblicata il 15 febbraio 2017 da in Assostampa Regionali, Fnsi, Giornalisti, Inpgi, Sentenze, sindacato con tag , , , , .

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