Sindacati Regionali di Stampa

Il nuovo blog delle sindacaliste e dei sindacalisti delle Associazioni regionali di stampa della Fnsi

Dal Recovery sostegno al lavoro giornalistico regolare. Appello per allargare la platea degli iscritti Inpgi

La pandemia da Covid ha dimostrato ancora una volta quanta necessità ci sia di buon giornalismo. Intendiamo quello regolarizzato, svolto da giornalisti professionali e collaboratori pagati in modo equo: perché solo chi è stabilmente e adeguatamente remunerato può avere il tempo per verificare i fatti e l’indipendenza di pensiero per riportarli correttamente.

Un giornalismo, questo, che dalla crisi del 2008 sta lentamente scomparendo. I numeri si assottigliano, ma non viene meno dall’altra parte il bisogno d’informazione: anzi, da allora a oggi la fruizione dell’informazione è aumentata (soprattutto sul web). Un paradosso che ha alimentato il fenomeno delle fake news che rappresentano un grave pericolo per la democrazia, il cui unico antidoto è il buon giornalismo. Quello che va sostenuto per il suo fondamentale ruolo di servizio pubblico.

Un maggiore sostegno oggi è possibile: la partita del Recovery Fund può cambiare faccia al Paese e crediamo che possa essere anche l’occasione per liberare risorse e ridare linfa al mondo dell’informazione e del giornalismo. È compito del sindacato portare avanti queste istanze a livello politico: bisogna partire dal contratto, l’architrave del nostro sistema. La corretta applicazione degli articoli 2 e 12, lungimirante forma di tutela per non trasformare i collaboratori in precari, giornalisti di serie B, è un obbligo per restituire dignità ai colleghi e allo stesso tempo per ridare fiato al sistema previdenziale del giornalismo italiano, affossato anche da questa evasione contributiva perpetrata dagli editori e troppo a lungo tollerata. E’ un obbligo anche per incentivare la qualità dell’informazione italiana, un compromesso al rialzo – paradosso necessario – che gioverebbe in breve tempo anche sul piano delle vendite e degli ascolti.

Occorre inoltre individuare un nuovo perimetro della professione. E va chiesta una legislazione di sostegno al lavoro giornalistico regolare, anche attraverso sgravi concessi dallo Stato.

Contemporaneamente si devono affrontare anche gli altri nodi. L’Inpgi, prima di tutto, la cui unica speranza è l’allargamento della platea ai comunicatori, come più volte spiegato dal suo Cda e recepito nel Dl 34/19.

Un allargamento che va accompagnato da un nuovo assetto dell’Ordine dei giornalisti, attraverso la creazione di un nuovo elenco per i comunicatori che non siano già iscritti negli elenchi dei pubblicisti e dei professionisti. Un elenco che sia parte integrante dell’Ordine. E serve anche una nuova legge che riconosca il lavoro giornalistico in tutte le sue declinazioni, dando dignità ai percorsi professionali, formativi e previdenziali: sanando la grave stortura di tutti quelli che sono iscritti al nostro Ordine, ma non versano alcun contributo all’Inpgi. Un passaggio importante, in questo senso, sarà anche la risoluzione della controversia che nega da tempo ormai a molti colleghi impegnati nella Pubblica amministrazione il corretto riconoscimento contrattuale e deontologico della nostra professione.

Come Consiglieri Nazionali Fnsi di maggioranza (eletti in Lombardia nelle liste di ‘Movimento Liberi Giornalisti’ e ‘Non Rubateci il Futuro – Giornalisti Controcorrente’) saremo al fianco della Segreteria Fnsi e dei vertici della categoria nel percorso verso questi obiettivi.

Domenico Affinito (CN Fnsi professionali, Vicepresidente Alg, Cda Inpgi)

Giuseppe Alberti (CN Fnsi collaboratori, Direttivo Alg)

Giuseppe Gallizzi (CN Fnsi professionali, Direttivo Alg)

Alan Patarga (CN Fnsi professionali, Direttivo Alg)

Edmondo Rho (CN Fnsi professionali)

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 17 febbraio 2021 da in Assostampa Regionali, Fnsi, Giornalisti, sindacato.

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