Sindacati Regionali di Stampa

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Bartoli: “Per l’Ordine è necessario un cambiamento profondo”

di Carlo Bartoli

Cari colleghi, è inutile nascondersi che l’Ordine dei giornalisti sta attraversando un momento particolarmente critico che rischia di minare la credibilità di un organismo che dovrebbe assicurare il rispetto della deontologia, sollecitare tra i colleghi una riflessione sui diritti e sulle responsabilità di chi esercita una professione vitale per la democrazia, che dovrebbe offrire corsi di aggiornamento professionale di grande qualità che aiutino i colleghi a sviluppare nuove professionalità e a irrobustire le proprie competenze.

L’Ordine deve progettare e promuovere una profonda innovazione del ruolo e della fisionomia della nostra professione e chiedere al Parlamento una seria riforma della legge istitutiva,  ma senza una rinnovata credibilità e autorevolezza anche nella prossima consiliatura i margini di manovra per l’Ordine saranno ridotti all’ordinaria amministrazione. In un tempo in cui occorrerebbe invece uno sforzo straordinario e il coraggio di operare delle scelte decisive per il presente e il futuro della nostra professione.

Non vi nascondo la forte preoccupazione per la situazione sempre più critica in cui versa l’Ordine. La credibilità e la autorevolezza dell’Ordine sono piombati ai minimi storici danneggiando la professione e la possibilità di interlocuzione non solo con le istituzioni, ma anche con una fetta crescente di colleghi, ridando fiato, anche in ambito politico, alla retorica abrogazionista.

Nell’arco di poche settimane si sono verificati una serie di fatti che hanno creato un grave danno reputazionale all’ente che tanti colleghi purtroppo percepiscono in maniera molto negativa. Basti pensare ai commenti sui social di tanti colleghi e di migliaia di cittadini e agli articoli apparsi dopo due vicende che hanno messo tutti noi in gravissimo imbarazzo, a cominciare dalla sconclusionata (dal punto di vista concettuale e sintattico) presa di posizione del presidente Carlo Verna sul caso Boldrini-Feltri.
In secondo luogo, è ancora fresco, purtroppo, il ricordo della bufera seguita alla conferenza stampa di fine anno con il presidente del consiglio Giuseppe Conte nel corso della quale si sono verificate tre situazioni inqualificabili di cui è stato protagonista il presidente Verna:
1) parlando dell’Inpgi il presidente, che dovrebbe rappresentare tutti i giornalisti, si è fatto portavoce del punto di vista di una sola parte, peraltro minoritaria della categoria, venendo peraltro immediatamente smentito dal presidente del consiglio;
2) ha fatto togliere il microfono a una giornalista che reclamava una risposta pertinente alle domande eluse dal presidente Conte. Un fatto a cui finora nessuno di noi aveva mai assistito;
3) nel togliere la parola alla giornalista, il presidente Verna ha citato del tutto a sproposito l’articolo 3 della Costituzione, dando una rappresentazione davvero ingenerosa della nostra professione.

Tornando indietro di qualche mese possiamo ricordare la gaffe nella polemica con Vittorio Feltri a cui è seguito un beffardo commento sul Corriere della Sera che ha pubblicamente dileggiato il presidente dell’Ordine, rappresentato come un modesto telecronista di calcio minore.

Carlo Verna è stato eletto oltre tre anni fa presidente dell’Ordine a capo di una maggioranza sostenuta da molti di noi. Ebbene, non dobbiamo avere timore di dire che i giornalisti italiani non sono rappresentati dal presidente Verna. Non dobbiamo avere il timore di dire che si è trattato, alla luce dei fatti, di una scelta sbagliata e che Verna, il cui mandato è scaduto da oltre due mesi, non può continuare a rappresentare la nostra professione governando l’Ordine come un monarca assoluto dopo aver rinnegato la stessa maggioranza che lo aveva eletto e lealmente sostenuto.

In tre anni non è stato compiuto un solo passo in avanti per promuovere una riforma della professione, a cominciare dalla modifica dei requisiti e delle modalità di accesso che sono fuori dal tempo. Il tema della trasformazione della professione non è stato neppure sfiorato. In compenso, Verna ha cercato di bloccare con argomenti pretestuosi e inconsistenti il concorso per l’assunzione alla Rai di centinaia di giovani giornalisti; ha giustificato chi aveva pubblicamente qualificato i giornalisti italiani come “infimi sciacalli” e affermato che la vera piaga di questo Paese è rappresentata dalla “stragrande maggioranza dei media corrotti intellettualmente e moralmente”. Questi sono i motivi politici che ci inducono ad affermare senza mezzi termini che occorre un cambiamento profondo e che è ora di lasciare la parola ai giornalisti italiani e rinnovare le cariche dell’Ordine dopo che, a settembre, le elezioni sono state immotivatamente annullate, mentre tutti gli altri Ordini professionali andavano al voto con modalità analoghe alle nostre.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 5 gennaio 2021 da in Giornalisti.

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