Sindacati Regionali di Stampa

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ControCorrente Lazio: Ansa in sciopero e aziende in crisi. Perché a pagare sono sempre e solo i lavoratori?

L’Ansa ha annunciato lo stato di crisi dopo aver chiuso il 2019 in positivo, manifestando l’intenzione di ricorrere alla Cassa integrazione per i redattori e di decurtare i già bassi compensi dei collaboratori. Non solo ancora una volta si chiedono pesanti sacrifici ai giornalisti, ma si riduce gravemente l’informazione in termini di qualità e di quantità, in un momento in cui ce n’è bisogno più che mai.

L’informazione primaria assicurata dalle agenzie di stampa è un bene comune, come ha ricordato il sottosegretario all’editoria Andrea Martella. L’assemblea di redazione dell’Ansa ha risposto scioperando oggi e domani e ha dato al cdr un mandato per altri 10 giorni di sciopero. Alle giornaliste e ai giornalisti (solo a loro!), per pareggiare il bilancio che “prevede” 4/5 milioni in meno di entrate, si prospetta: cassa integrazione di 4/5 giorni per gli articoli 1 e ulteriore riduzione del 25% del budget per i collaboratori, i quali saranno i più penalizzati dal momento che guadagnano dai 400/500 euro fino a 1.200/1300 dei più fortunati. Queste ed altre misure si aggiungono ai già previsti prepensionamenti di 50 poligrafici.
ControCorrente Lazio, nell’esprimere solidarietà alle colleghe e ai colleghi, chiede all’azienda di ripensare alle proprie scelte e di trovare soluzioni condivise per continuare a sostenere l’informazione primaria che l’Ansa sta garantendo anche in questo tempo in cui i cittadini chiedono più informazione professionale. Oltretutto, l’Ansa, al pari di altre testate e servizi utili, non ha mai chiuso durante lo stato di emergenza sanitaria. Anzi, c’è bisogno di più informazione, unico antidoto contro il virus delle fake news. Inoltre, facciamo presente che l’ansia contabile fa male alla qualità della produzione.
Anche il Messaggero ha annunciato lo stato di crisi prevedendo che a pagare siano solo le giornaliste e i giornalisti, ai quali in questa emergenza vengono chiesti enormi sacrifici, dal lavoro a casa fatto passare per smart working alle ferie forzate, imposte unilateralmente senza appunto un piano condiviso. L’azienda ha chiesto 20 prepensionamenti. E non si sa che fine facciano i collaboratori.
Il Corriere della Sera, nonostante abbia dichiarato 22 milioni di utili, ha chiesto ed ha ottenuto 38 prepensionamenti: la legge, purtroppo, al momento glielo consente e sarà un duro colpo per l’INPGI che sta facendo sforzi incredibili per la tenuta dei conti. Il Cdr ha annunciato che a giugno ci sarà una verifica sugli effetti del COVID-19.
Al Corriere dello Sport, già in solidarietà, l’azienda ha chiesto di passare alla cassa integrazione in deroga con causale “COVID-19” per 9 settimane. Al momento non è stato aperto un tavolo. Preoccupa l’ulteriore riduzione della forza lavoro, la quale minerebbe gravemente il prodotto.
La Gazzetta dello Sport è in assemblea permanente dopo che l’azienda (la stessa del Corriere della Sera) ha annunciato almeno 15 prepensionamenti dal 2021 e 4 giorni di solidarietà al mese nonostante gli utili degli ultimi due anni.
ControCorrente Lazio fa presente che l’Inpgi perde in media 5 anni di contributi per ogni prepensionamento. Agli editori ricorda che l’informazione non è una merce, ma è un diritto costituzionale che va garantito con rigore e serietà di gestione nel rispetto dei cittadini e di chi ci lavora.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 15 Maggio 2020 da in Assostampa Regionali, Fnsi, Giornalisti, Sciopero, sindacato.

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