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Inpgi in pillole / #6 Ex fissa: la verità è nei numeri, il resto è malafede

Tutti i numeri dell'ex fissa

Tutti i numeri dell’ex fissa

L’ex fissa è il cavallo di battaglia di pensionati per lo più in malafede. Sono più di 2 mila i colleghi che la aspettano e che per il momento la ricevono in rate annuali. La ragione è nei numeri: il fondo ex fissa, creato nel 1985, quando la categoria era più numerosa e le retribuzioni più alte, è in default già dai primi anni ’90. Una situazione oggi aggravata dalla crisi di liquidità. Ciò dipende dal dimagrimento del nostro mondo: meno giornalisti nelle redazioni, stipendi più bassi, più prepensionamenti e pensionamenti, minore contribuzione al fondo, meno assunzioni anche a causa dei troppi pensionati, molti dei quali gridano allo scandalo per l’ex fissa, che non hanno mai veramente lasciato il lavoro e continuano a lavorare nelle stesse redazioni.
Il fondo ex fissa è figlio di un’altra stagione contrattuale, di una realtà come quella della Prima Repubblica in cui tutta l’Italia viveva al di sopra delle proprie possibilità, tanto poi tutto finiva in deficit e sulle spalle delle generazioni successive. Anche il fondo ex fissa è figlio di quel modo di pensare: il problema andava risolto negli anni ’90, ma in tanti preferirono far finta di niente. Tanto, a pagare sarebbero stati quelli che sarebbe venuti dopo. Ecco: quelli che sono venuti dopo siamo noi.
Sull’ex fissa da anni si consuma una lotta intestina nella categoria: sedicenti e pittoreschi comitati di protesta, accuse all’Inpgi e alla Fnsi, una sequela di cause.
Peccato che tutte le sentenze che hanno riguardato i colleghi che hanno fatto causa all’Inpgi e alla Fnsi dicono con chiarezza che l’Istituto NON deve ripianare il debito del fondo ex fissa e NON può in alcun modo distogliere risorse destinate agli scopi istituzionali dell’ente per far fronte al deficit del fondo che è un fondo contrattuale. Le stesse sentenze dicono in modo unico che NIENTE può essere richiesto e imputato alla Fnsi perché tocca esclusivamente agli editori alimentare il fondo ex fissa. Un aspetto, quest’ultimo, che alcuni pensionati, gli stessi che diffondono mail piene di falsità, fingono di ignorare forse perché sanno bene che chiedere conto al proprio editore, magari trascinandolo in giudizio, significherebbe dire addio ai contratti di collaborazione ottenuti al momento del pensionamento. E allora? Meglio far credere che la colpa sia di Inpgi e Fnsi
Più volte, nel corso del tempo, l’istituto si è fatto carico di aiutare il fondo con i prestiti (il primo prestito risale al 1998 per un ammontare di 10 miliardi delle allora lire, da restituire in 10 anni; a questo si è succeduto un secondo prestito di 12 milioni di euro, da restituire in 20 anni), cosa che è stata fatta anche di recente deliberando un prestito di 14 milioni che però i ministeri vigilanti non approvano vista la situazione critica dei bilanci. Lo stesso hanno fatto Fieg ed Fnsi, destinando nel 2018 al pagamento della ex fissa 6 milioni di euro accumulati nel fondo contrattuale per la cassa integrazione e le prestazioni sociali. Somme sulla cui destinazione i colleghi precari e disoccupati avrebbero potuto fare le barricate. Invece, ciò non è avvenuto per evidente senso di responsabilità e spirito solidale. Quel senso e quello spirito totalmente assenti nei componenti del sedicente comitato per l’ex fissa, incapaci di andare oltre il loro tornaconto personale.
I 120 prepensionati che usciranno nel 2020 grazie alla legge di stabilità saranno 120 contributori in meno per il fondo ex fissa e potenzialmente 120 in più che chiederanno la prestazione allungando la lista d’attesa.
A questo proposito, si ricorda che:
• nel 2010, i contributi per l’ex fissa (l’aliquota a carico dei datori di lavoro era pari a 1,50%) sono stati pari a 12, 8 milioni di euro e le pratiche giacenti erano 621;
• nel 2013, i contributi sono stati pari a 11,3 milioni di euro  e le pratiche giacenti 1.065;
• nel 2015, i contributi erano pari a 10 milioni di euro e le pratiche giacenti erano 1.144;
• nel 2019, i contributi sono stati meno di 9 milioni per un numero di pratiche giacenti pari a 2.109
Infine, una battuta sul programma di chi sostiene “ridurre le spese e gli emolumenti” e  “pagare subito l’ex fissa”. Per chi non lo avesse capito, questo significa azzerare tutte le spese e, quindi, anche licenziare i dipendenti. Un curioso modo di gestire le risorse dell’ente. Ma qualcuno pensa davvero che questa gente, animata soltanto da interessi personali, sarebbe in grado di amministrare l’Inpgi? Auguri.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 3 febbraio 2020 da in Assostampa Regionali, Fieg, Fnsi, Giornalisti, Inpgi, Pensioni, Sentenze, sindacato con tag , , , , .

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