Sindacati Regionali di Stampa

Il nuovo blog delle sindacaliste e dei sindacalisti delle Associazioni regionali di stampa della Fnsi

Gli stati generali del “polo del rancore”, la vendetta di chi avrebbe voluto mettere le mani sugli organismi dei giornalisti.

Alessandra Costante

Alessandra Costante

di Alessandra Costante*

 

Più che Stati Generali dell’editoria, ieri sono andati in onda gli stati generali del “polo del rancore”, accorso nel tentativo di ottenere, attraverso le azioni del governo grillino e della Casaleggio & C.,  ciò che non gli è mai riuscito attraverso il voto democratico dei giornalisti: mettere le mani sulla professione e sugli organismi di categoria, a cominciare dall’Inpgi (con il quale molti di essi hanno conti personali in sospeso)  e dall’Ordine.

Così per Pierangelo Maurizio, esponente di Stampa Romana,  l’emendamento che sospende il commissariamento dell’Inpgi non è una soluzione.  O  per Daniela Stigliano che ha criticato il contratto Uspi e vorrebbe una moral suasion da parte del governo (il governo????) per cancellare i contratti minori e auspica il passaggio da Inpgi all’Inps. O Vanna Palumbo, che si è lamentata per il mancato confronto interno alla Fnsi sulle proposte che il sindacato ha presentato agli Stati Generali: fallo di distrazione però, perché il confronto in Fnsi c’è stato, agli Stati Generali della categoria convocati al Cinema Adriano il 14 maggio, ma lei (come altri) ha preferito disertarli, aderendo invece alla mozione di chi il giornalismo lo vuole affossare. E poi Massimo Alberizzi e Simona Fossati, autoproclamatisi paladini dei free lance: peccato che in ogni Congresso della Fnsi le loro idee siano state sonoramente bocciate dai colleghi stessi.

Eccolo schierato, il “polo del rancore”, il peggior nemico dei giornalisti italiani. Ha perso qualsiasi confronto democratico, compreso l’ultimo congresso a Levico. In Consiglio Nazionale conta pochi voti: l’ultima volta sulla relazione del segretario generale Raffaele Lorusso si sono contati 7 voti contrari. Eppure il “polo del rancore” gracida rumorosamente e chiede al governo di intervenire sulla professione, svendendo il diritto all’informazione, costituzionalmente garantito, mezzo per raggiungere l’uguaglianza sociale perseguita dalla nostra Carta Costituzionale, alla Casaleggio &C.  E non si fa scrupoli se il commissariamento dell’Inpgi significherà, dopo una riforma lacrime e sangue, ricalcolare in maniera peggiorativa le future pensioni  dei colleghi ancora al lavoro e, nei piani del governo, il taglio di quelle già in essere. E neppure se il trattamento di disoccupazione, oggi erogato dall’Inpgi, sarà ridotto al livello dell’Aspi del sistema generale. O che l’età pensionabile sia innalzata a 70 anni, come per i medici, senza tenere conto di un mercato del lavoro sostanzialmente fermo e della lunga crisi che sta attraversando l’editoria. A loro non importa niente se l’Inpgi rischia di trasformarsi in un piccolo laboratorio del dottor Frankestein per estendere i tagli previdenziali a tutto il Paese, nel frattempo sedato dalla rete. E meno che mai importa che le difficoltà contingenti dell’istituto di previdenza siano il frutto avvelenato degli stati di crisi che gli editori hanno chiesto e che molti del “polo del rancore” hanno firmato senza colpo ferire.

O che, ancora, l’Ordine sia abolito per consentire che sullo sfondo grigio del “todos caballeros”, tutti giornalisti, senza regole e senza deontologie, l’informazione possa essere appaltata al web. E insieme all’informazione anche la democrazia di questo Paese.

Gente che preferisce affossare la contrattazione e la Fnsi, solo perché non è mai riuscita a mettere le mani sugli organismi di categoria.

*coordinatrice #ControCorrente

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Questa voce è stata pubblicata il 5 luglio 2019 da in Assostampa Regionali, Giornalisti, Inpgi, sindacato.

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