Sindacati Regionali di Stampa

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Prelievo di solidarietà: i numeri non mentono

Ecco quanto è stato tolto dalla busta paga

Ecco quanto è stato tolto dalla busta paga

di Giuseppe Sgambellone*

Mesi e mesi di terrore seminato a suon di email, raccolta firme, collette online per ingaggiare avvocati pronti a ogni tipo di ricorso. Il tutto per convincere i giornalisti pensionati che una terribile sciagura stava per abbattersi sulle loro tasche: il contributo di solidarietà. Anzi, per usare un termine a loro molto caro, il prelievo forzoso.  A poco o nulla è servita la diffusione di tabelle dettagliate con tanto di conteggi precisi fino al centesimo. ‟Sono simulazioni che non rispecchiano la realtà, giocano con la differenza tra il lordo e il netto” è stato il loro ritornello in queste ultime settimane, da quando cioè i ministeri vigilanti  (Economia e Lavoro) hanno dato il via libera alla manovra previdenziale varata dall’Inpgi. E allora tutti ad aspettare con ansia il cedolino di maggio per capire l’entità di questa ‟rapina”.

I numeri, si sa, raramente mentono. Ecco quindi in concreto di cosa stiamo parlando. Chi scrive è nella fascia da 57.000 a 74.999 euro (la franchigia è fino a 37.999 euro) con una aliquota di solidarietà al 2% e una pensione mensile di quasi 3.000 euro netti. Ebbene mi sono stati trattenuti ben 12 euro comprensivi anche della quota percentuale dei mesi arretrati di marzo e aprile spalmata in rate che andranno fino a dicembre. Un prelievo minore di qualche euro rispetto a quello per l’iscrizione al sindacato.

Lo confesso: sono disperato. Per far quadrare i miei conti dovrò rinunciare – un giorno su tre al mese – al cappuccino di prima mattina. Francamente non so se riuscirò a sopravvivere così per tutta la durata del prelievo (3 anni). So bene che, messi davanti alla realtà, gli ultrà della ‟Rapina! Rapina!! Rapina!!!” diranno che la loro è una battaglia di principio. Vorrei sommessamente ricordargli che in nome delle questioni di principio sono state dichiarate e combattute le guerre più sanguinose e commessi i peggiori crimini contro l’umanità. Perciò dico no a scontri giudiziari sul terreno della solidarietà ma, invece,  nel nostro piccolo sforziamoci tutti – anche attraverso minimi sacrifici economici – di fare qualcosa per tanti colleghi giornalisti (dipendenti o freelance, giovani o over 50) alle prese con una crisi nel mondo dell’editoria che rischia di travolgerci tutti. Anche noi beati pensionati da 3.000 (meno 12) euro netti al mese.

 

*Presidente UNGP Trentino Alto Adige

 

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Questa voce è stata pubblicata il 29 aprile 2017 da in Assostampa Regionali, Fnsi, Giornalisti, Inpgi, Pensioni, sindacato con tag , , , .

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