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Franz: “Contro di me false accuse”. Ma il web lo smentisce

la prima versione dell'articolo

La prima versione dell’articolo

A volte, come si dice, la toppa è peggiore del buco. E questa è una di quelle volte. La toppa vuole metterla Pierluigi Franz, alle sue esternazioni sulla riforma dell’Inpgi, dopo la lettera con cui 42 Consiglieri generali dell’Istituto hanno chiesto al presidente del Collegio dei Sindaci di verificare la correttezza del comportamento di due dei componenti del collegio stesso, Pierluigi Franz, appunto, e Franco Abruzzo, maestri d’orchestra di una campagna contro il contributo di solidarietà, temporaneo, a carico dei pensionati.

Dopo questa iniziativa sono arrivate reazioni più o meno scomposte e, ora, anche una lettera di Franz il quale sostiene che nei suoi confronti sono state costruite false accuse. Ma il web lo smentisce, come spiega, con tanto di documentazione, il consigliere generale, Domenico Affinito, che gli risponde punto per punto.

“Cari Colleghi
sono venuto a conoscenza di una lunga missiva del collega Pierluigi Franz inviata a diversi consiglieri generali nella quale lamenta profili di carattere lesivo o intimidatorio nei suoi confronti, suggerendo quello che ne conseguirebbe dal punto di vista legale, circa la lettera che 42 consiglieri generali hanno inviato al presidente del Collegio dei Sindaci dell’Inpgi per chiedere una valutazione circa il comportamento adottato dai Sindaci Franz e Abruzzo nell’ambito della discussione della riforma Inpgi che prevede una decurtazione parziale, temporanea e contenuta dell’assegno pensionistico contro la quale i suddetti colleghi si sono battuti lungamente sia durante la fase della campagna elettorale, sia successivamente quando sono stati eletti nel Collegio dei Sindaci.Come sapete abbiamo ritenuto scrivere direttamente al Presidente del Collegio dei Sindaci e non affrontare la cosa verbalmente con gli interessati perché è così che si fa quando i rapporti devono essere letti in chiave istituzionale e non personale. L’Inpgi non è una bocciofila o un circolino dopolavoro, ma un ente di diritto pubblico ancorché privatizzato.

Il nocciolo della lettera riveste la critica nei confronti di Franz e Abruzzo di interpretare in modo politico e non tecnico il proprio ruolo di Sindaco. E sarebbe stato lo stesso se al posto loro ci fossero stati altri colleghi nel caso avessero avuto gli stessi atteggiamenti.

Nella sua lunga missiva Franz lamenta sostanzialmente due cose: la censura nei confronti della sua libertà di espressione e critica e l’attribuzione falsa di un articolo a suo nome nel quale si viola palesemente il dovere di riservatezza, anticipando di fatto alcuni contenuti della riforma che non era ancora stata liquidata dal Cda.

Partiamo dalla seconda grave accusa cioè l’attribuzione falsa di un articolo a suo nome nel quale si viola palesemente il dovere di riservatezza, anticipando di fatto alcuni contenuti della riforma che non era ancora stata liquidata dal Cda.

Franz nega di aver scritto l’articolo in questione (http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/pierluigi-franz-opinioni/pensioni-giornalisti-contributo-solidariteta-inpgi-renzi-buffone-2552014/) dicendo che i 42 firmatari avrebbero “preso un colossale abbaglio perché io non ho mai scritto questo articolo”.

Il passo dell’articolo che noi mettevamo in evidenza era il seguente: “nella nuova bozza di riforma delle pensioni, che tra pochi giorni il Cda Inpgi intende varare, è previsto ancora una volta unilateralmente un contributo di solidarietà che nei corridoi dell’Inpgi si continua a definire di modeste dimensioni”. È di tutta evidenza che si tratta di un’anticipazione della riforma non ancora liquidata dal Cda ed è un passo che non è attribuito ad alcun soggetto, ma un commento proprio dell’articolista (“Redazione Blitz”). Franz sostiene di non aver scritto lui l’articolo e che non si può attribuire a lui, quindi, la palese violazione del dovere di riservatezza. Purtroppo non è così. Il predetto articolo è stato pubblicato a nome di Franz una prima volta il 22 settembre 2016, in piena discussione sulla riforma, e successivamente modificato nella sola firma (“Redazione Blitz”) il 24 febbraio 2017 (come riporta la data in calce). Lo dimostrano gli screenshot che allego alla presente (recuperabili da chiunque sul web) nei quali si vedono la prima versione dell’articolo, la versione corretta e una schermata del motore di ricerca Google. La prima versione è a firma Pierluigi Franz (come peraltro suggerisce la url dell’articolo stesso “opinioni/pierluigi-franz-opinioni”), la seconda è quella modificata che non riporta la firma di Franz e la schermata del motore di ricerca (che riporta l’ora in cui l’ho effettuata) è come appare su Google l’articolo (che riporta nel sommario ancora la firma del collega Franz). Faccio, peraltro, notare che la firma è stata modificata 15 giorni dopo che noi avevamo mandato la lettera al dott. Reboani e, curiosamente, quattro giorni dopo che il testo della stessa, come ricorda Franz nella sua missiva, è stato pubblicato integralmente dal sito dell’Ungp. Non so perché Franz non ricordi di aver scritto quell’articolo, ma di sicuro è infondata la sua accusa di falso rispetto alla ricostruzione che noi abbiamo fatto nella lettera al dottor Reboani.

Riguardo al primo punto, invece, va sottolineato come tutta la materia civilistica definisca il ruolo del Sindaco come di colui a cui è demandato il controllo gestionale e di conformità alla legge rispetto all’amministrazione di un soggetto societario e non di indirizzo o ancor peggio di interdizione politica rispetto all’azione del Cda. Lo stesso Statuto dell’Inpgi, peraltro, demanda il compito di indirizzo generale e programmatico dell’ente al Consiglio Generale che ha anche il compito di valutare le decisioni adottate dal Cda. Il Collegio dei Sindaci, quindi, ha un ruolo squisitamente tecnico-bilancistico e non di indirizzo politico. Non solo, lo stesso Statuto dell’Inpgi, all’articolo 18, limita l’intervento dei Sindaci alle riunioni del Consiglio Generale e del Cda secondo le norme contenute negli articoli 2403 e segg. del Codice Civile. Quello che si chiede nella lettera firmata dai 42 consiglieri generali al dott. Reboani, di conseguenza, non è un atto di censura o di limitazione della libertà di parola, ma il richiamo ai Sindaci al loro ruolo, così come definito dallo Statuto del nostro Ente e dalla normativa civilistica. Il collega Franz ha tutto il diritto di esprimere ciò che vuole, una volta dimessosi dal Collegio dei Sindaci. È di tutta evidenza che commenti come “il Cda Inpgi, forse per voler accontentare a tutti i costi il segretario generale della FNSI Raffaele Lorusso, ha, invece, preferito non tornare sui suoi passi ed ha ignorato del tutto i chiari princìpi giuridici fissati dalla Suprema Corte” e altri fatti dai due Sindaci in questione non siano interventi tecnico giuridici, ma squisitamente politici”.

 

 

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