Sindacati Regionali di Stampa

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Inpgi, smentiti i profeti di sventura

L'Inpgi ora guarda al futuro

L’Inpgi ora guarda al futuro

Ci siamo, dopo qualche settimana di attesa la Lettera, con la “L” maiuscola, e’ arrivata. I Ministeri dell’Economia e del Lavoro hanno scritto all’Istituto approvando i contenuti essenziali della riforma previdenziale approvata dal Cda dell’Inpgi il 28 settembre scorso. Un atto non formale che riteniamo di grande significato e che riconosce nella sostanza il grande lavoro che l’intero gruppo dirigente dell’Istituto, anche coloro che hanno dissentito rispetto ad alcune scelte, ha fatto negli ultimi anni. E naturalmente premia gli sforzi dei dirigenti e di tutti i dipendenti. A cominciare da Marina Macelloni e da Mimma Iorio.

Segnaliamo questo riconoscimento evitando toni trionfalistici. Perché sappiamo che le modifiche al sistema previdenziale dei giornalisti saranno certamente efficaci, ma sappiamo anche che la grave situazione occupazionale della categoria impone un costante monitoraggio della situazione dei conti e delle prospettive.

E’ però chiaro, speriamo che lo sia a tutte le colleghe e ai colleghi, che queste prospettive sono oggi diverse e migliori, che gli effetti della riforma si faranno sentire positivamente specie nel medio e lungo periodo. Macelloni sottolinea oggi che l’Inpgi resta, anche in tempi assai difficili come gli attuali, “un presidio autonomo a tutela dell’informazione in Italia”. Una circostanza questa non scontata e di grande significato ideale ed anche politico per chi si batte per l’indipendenza e la qualità del prodotto giornalistico e per tutelare il diritto-dovere dei cittadini ad essere correttamente informati. E’ l’articolo 21 della Costituzione, in questo caso citata a proposito, che lo prescrive.

Marina Macelloni ribadisce oggi, a buon diritto, che l’Inpgi non fallirà, non sarà commissariato né tantomeno confluirà nell’Inps. Vengono cosi smentiti quei profeti di sventura che hanno invocato l’Inps come l’ancora di salvezza per una previdenza dei giornalisti sull’orlo del baratro, senza nemmeno tener conto delle oggettive difficoltà in cui si trova l’intero sistema previdenziale dei lavoratori italiani e naturalmente lo stesso Inps.

Molto ci sarà ancora da lavorare, occorrerà che le parti sociali, la Fnsi e la Fieg ma anche le stesse istituzioni, che finora hanno fatto la loro parte,  mettano in campo una seria ed efficace politica dell’occupazione dei giornalisti. Decine di migliaia dei quali, uomini e donne, ragazzi e ragazze, lavorano quotidianamente e campano di giornalismo e professione ma che un sistema legislativo ed anche contrattuale ancora non riconosce pienamente.

Vogliamo sottolineare con forza come l’Inpgi abbia fatto di tutto, riuscendovi, per difendere il principio della solidarietà, dell’equità del sistema. I diritti acquisiti sono salvaguardati e i piccoli sacrifici richiesti ai pensionati garantiscono un equilibrio intergenerazionale. Occorre continuare a lavorare, dicevamo, specie per dare speranza e fiducia alle colleghe e ai colleghi più giovani che giustamente temono per il loro futuro. Bene, quello di oggi è un primo passo ma vorremmo arrivare al punto in cui nessuno possa dire: “Tanto io una pensione da giornalista non l’avrò mai”. Cosi non è, cosi non sarà.

fonte: http://www.inpgi.it

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