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Occupazione e solidarietà. Macelloni e Lorusso a Pescara parlano di riforma Inpgi e contratto

Marina Macelloni e Raffaele Lorusso

Marina Macelloni e Raffaele Lorusso

Due parole chiave: occupazione e solidarietà. La tenuta del welfare, l’autonomia della professione, la possibilità di governare in maniera virtuosa il cambiamento, sono possibili solo appoggiandosi a questi due elementi fondamentali. Ne sono convinti Marina Macelloni, presidente dell’Inpgi, e Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della Stampa, a Pescara per l’incontro su “La riforma Inpgi per un futuro sostenibile e per un welfare che tuteli i giornalisti contrattualizzati, collaboratori e freelance”.

Macelloni ha illustrato tutte le novità contenute nella riforma dell’istituto previdenziale, sottolineando che, per quanto ridotti, molti istituti, come la disoccupazione, presentano ancora vantaggi rispetto al sistema generale. Ha ricordato che le donne sono la categoria più colpita, perché il periodo per il pareggio dell’età pensionistica ipotizzato era molto più lungo, che le pensioni del futuro saranno molto più basse, per chi ha cominciato a lavorare da poco, per chi inizierà  a lavorare dal 1 gennaio 2017 e saranno penalizzate nel calcolo per chi ha una parte più consistente di retributivo.

“La riforma chiede a tutti un sacrificio molto importante – ha ribadito Macelloni – e il cda ha ritenuto ritenuto che fosse giusto chiedere un sacrificio minore a chi ha avuto la fortuna di ottenere una pensione più generosa, in anni in cui è stato possibile darle. Quindi un contributo di solidarietà a chi è già in pensione: seguendo le indicazioni della Corte costituzionale, sarà temporaneo, varierà come l’Irpef a seconda delle fasce di reddito, e verrà reinvestito nel sistema previdenziale. Abbiamo lavorato molto con i Ministeri nei mesi scorsi perché il fatto di avere i conti in ordine non è un obiettivo da ragionieri, avere i conti in ordine è un obbligo di legge sulla base del quale si fonda l’autonomia dell’istituto.”.

E’ questa la parte della riforma che ha creato più polemiche e per la quale si preannunciano anche ricorsi giudiziari: “Siamo pronti ad affrontarli”, ha affermato la Macelloni. Gli effetti sul sistema si verificheranno effettivamente nei prossimi trent’anni, ma questo passaggio potrebbe rivelarsi inutile se non sarà accompagnato da una concreta riforma dell’occupazione. Lo ha ribadito la presidente dell’Inpgi, ne fa un mantra il presidente della Fnsi Raffaele Lorusso:

“Quando si parla di previdenza si parla inevitabilmente di contratto, si parla di welfare di settore di parla di sistema. Sulla riforma dell’Inpgi siamo partiti dalla necessità di rientrare nei parametri di legge. Poi però se parliamo di sistema parliamo anche dei paradossi del sistema: il richiamo all’Inpgi è arrivato anche dal Ministero del Lavoro che è lo stesso che ancora oggi continua a consentire alle imprese editoriali di accedere agli stati di crisi sulla base della cosiddetta crisi prospettica. Questo significa passare al sistema pensionistico un certo numero di persone all’età di 58 anni. Gli abusi creati da questa legge hanno consentito di stabilire che i giornalisti di fatto vanno in pensione a 58 anni. All’epoca, nel 1981, si trattava due anni di anticipo, ora siamo già a sette anni. Non bisogna essere esperti per capire cosa significa per i conti di un istituto. Oggi c’è un’intervista al presidente della Fieg che dice che presto ci saranno i decreti attuativi e la crisi è superata. Ma loro si aspettano decreti che puntano a incentivare l’uscita e smaltire la lista di attesa sui prepensionamenti. Noi per occupazione intendiamo contratti a tempo indeterminato”.

Lorusso ha poi ricordato i numeri della professione dai 19000 contratti del 2009 si è passati ai poco meno di quindicimila del 2015: si tratta della categoria che ha pesato più pesantemente dazio alla crisi in termini percentuali:

“Ma la professione giornalistica non sta in questi numeri – prosegue Lorusso – La struttura redazionale comprende sempre meno giornalisti che stanno dentro e sempre più precari a cui, pur stando fuori, viene chiesto impegno equivalente a quello di assunti. In questo settore si sono create troppe ineguaglianze: ci sono giornalisti a tutti gli effetti che non hanno alcuna tutela. Noi riteniamo che si possa riformare il contratto e far entrare nel recinto anche quei precari che lavorano senza tutele. Abbiamo chiesto agli editori di ripartire da lì. Ma loro a questo non sono interessati. Noi ragioniamo in termini di sistema, perché in questo modo si possono far affluire soldi all’Inpgi e alla Casagit”.

Ragionare in termini di sistema significa anche prendere atto dei radicali mutamenti in atto nel mondo del lavoro e governarli, per non doverli subire. Il segretario Fnsi ha anche ricordato l’accordo con il quale il trattamento Uspi viene esteso al web, un modo per avvicinarsi ad un mondo che attualmente è senza regole e per includere in un contesto di garanzie anche colleghi che attualmente vivono fuori da ogni regola. Contratti sostenibili e costi sostenibili insomma, per creare un perimetro di occupazione sempre più ampio.

“Bisogna allargare la platea – ha concluso Lorusso – perché altrimenti stiamo parlando del nulla, di semplici esercizi aritmetici il cui risultato è scontato”.

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Questa voce è stata pubblicata il 21 ottobre 2016 da in Assostampa Regionali, Fnsi, Giornalisti, Inpgi, Pensioni, sindacato con tag , , , , , .

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