Sindacati Regionali di Stampa

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Pancia piena e coscienza sporca: ecco chi sono i pensionati che non vogliono il prelievo

Polemica sul prelievo Inpgi

Polemica sul prelievo Inpgi

di Edmond Dantes*

Preparate il deodorante. I pensionati sono pronti a sbattere le scarpe sul tavolo. Sembra già di sentirlo, l’odore nauseabondo delle estremità di chi ha vissuto una vita professionale fatta di privilegi costruiti ad hoc e il cui costo è stato scaricato sulle generazioni future. Preparate il deodorante: i piedi puzzano. Non siamo mica di fronte a carmelitani scalzi e neanche a francescani. Questi novelli rivoluzionari hanno da sempre la pancia piena e la coscienza sporca. Sono per fortuna una sparuta minoranza anche se – esattamente come le folle che si spostavano da una città all’altra per le adunate oceaniche per il Duce – sono così rumorosi da sembrare un esercito.
La loro è una telenovela. Anche i ricchi piangono. Lacrime di coccodrillo, però. Perché – avessero il coraggio di affrontare un’assemblea di giornalisti attivi o di giornalisti precari – sarebbero costretti a fuggire a gambe levate sotto una pioggia incessante di pomodori (per non dire altro).Dicono di difendere i diritti dei pensionati. Ma quali diritti? Quello di avere una pensione molto più alta dei contributi versati durante la vita lavorativa? Quello di mantenere un assegno calcolato sull’ultimo stipendio, magari quello di caporedattore? Così andavano le cose un tempo, un bel salto di qualifica a fine carriera non si negava a nessuno: le vacche erano grasse e gli editori si adeguavano. Tanto il conto lo avrebbero pagato le generazioni future. E vogliamo parlare dell’ex fissa? Un meccanismo di calcolo folle e perverso, escogitato sempre da loro, i ricchi che ora piangono, per cui è stato possibile a molti incassare assegni fino a dieci-quindici volte superiori a quanto versato e anche per tre volte nel corso della vita lavorativa. Alla fine – non ci voleva un matematico per capirlo – il sistema è esploso e una fetta importante dei colleghi oggi al lavoro, insieme a chi il lavoro ancora non ce l’ha, l’ex fissa non la vedrà mai più.
È vero che dal 1951 ad oggi gli editori hanno guadagnato un miliardo versando meno contributi. Lo stesso discorso vale però per chi, cioè loro, ha percepito le pensioni generate da quei contributi. Dal 1951 a tutt’oggi l’Inpgi paga assegni pensionistici di gran lunga superiori ai contributi versati dai singoli beneficiari. Una vera ingiustizia. E alcuni di loro – la minoranza rumorosa – hanno pure il coraggio di protestare perché viene chiesto loro di essere solidali con il resto della categoria. Poche decine di euro al mese li fanno gridare allo scandalo. Proprio loro che nella maggior parte dei casi percepiscono assegni superiori ai centomila euro l’anno.
Al grido “non toccate le pensioni”, hanno pure promosso una petizione. L’elenco dei firmatari sembra la certificazione dell’avidità di quella sparuta minoranza di privilegiati che ha vissuto a lungo fuori dal mondo e al di sopra delle possibilità dell’intero sistema. Vanno lette attentamente, quelle firme. C’è persino quella di Giuliana Del Bufalo, l’amica di Ghino di Tacco, ex segretaria della Fnsi, una che deve a Bettino Craxi la sua carriera sindacale (in quegli anni era la politica che decideva i segretari!) e professionale (in Rai, e dove altrimenti?) e che ora ha pure il coraggio di lamentarsi per poche decine di euro al mese. E che dire dei giganti del pensiero debole che guidano la protesta? Come quel signore (si fa per dire) beccato con le mani nella marmellata per aver trasformato in abitazione una cantina di proprietà dell’Inpgi, di cui è inquilino, e costretto a smantellare tutto per non finire davanti ai giudici. La verità è che hanno la faccia come una parte meno nobile del corpo. Si sono mangiati il futuro di due generazioni, quella dei loro figli e quella dei loro nipoti, e anziché vergognarsi hanno pure il coraggio di parlare.
Facciano pure rumore. E sbattano pure le scarpe sul tavolo. Una ventata di aria pulita li travolgerà. E una risata li seppellirà.

*L’autore è un intellettuale e libero pensatore della stessa scuola di Francesco Maria de Bonis e di Massimo Gordiano

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 15 ottobre 2016 da in Assostampa Regionali, Fnsi, Giornalisti, Inpgi, Pensioni con tag , , , , , .

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