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Riforma dell’Inpgi, dalle pensioni all’indennità di disoccupazione ecco cosa cambia

Pensioni Inpgi cosa cambia con la riforma

Pensioni Inpgi cosa cambia con la riforma

La sostenibilità del sistema previdenziale dei giornalisti passa anche attraverso un riassetto, profondo e pesante, della gestione e delle prestazioni dell’Inpgi. Una necessità provocata da una crisi lunga, strutturale, di cui gli istituti di categoria (l’Inpgi, ma anche la Casagit) hanno prima assorbito e poi pagato i costi, secondo principi di solidarietà che non sono mai venuti meno. E sono gli stessi principi su cui si radica la riforma approvata il 28 settembre scorso dal Consiglio di amministrazione. Sacrifici, ma per tutti.

Con attenuazioni funzionali ad alleggerire quelle posizioni di maggiore difficoltà che avrebbero rischiato di subire in maniera eccessivamente gravosa il peso dei cambiamenti. Gli interventi in materia pensionistica prevedono innanzitutto una revisione dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia: fermi restando i venti anni di contribuzione già previsti salirà lo sbarramento di età che dal 2017 sarà di 66 anni per gli uomini e 64 per le donne, per arrivare nel 2018 a 66 anni e 7 mesi per gli uomini e un anno in meno per le donne. Allineamento definitivo sul parametro dei 66,7 nel 2019.

Per quanto riguarda la pensione di anzianità, dal prossimo 1 gennaio l’età anagrafica richiesta sarà di 62 anni con un periodo contributivo che, per il 2017, sarà di 38 anni, per salire a 39 nel 2018, a 40 nel 2019 e infine adeguarsi alla variazione dell’aspettativa di vita. Nell’uno e nell’altro caso, e questo è un elemento di particolare rilievo, potranno accedere alla pensione in qualsiasi momento, anche dopo il 1 gennaio 2017, tutti coloro che nel corso del 2016 hanno maturato la possibilità di uscita con le attuali norme. Un valido esempio, così come evidenziato anche nelle note esplicative dell’Inpgi, può essere quello di una donna che, nata nel dicembre del 1956 e con 21 anni di contributi, potrà accedere al trattamento pensionistico, con abbattimento dell’8,34%. La giornalista potrà scegliere di andare in pensione in qualsiasi momento, con progressivo ricalcolo della percentuale di abbattimento che si azzererà al compimento dei 64 anni di età.

Stesso meccanismo anche per le pensioni di anzianità anticipata: chi possiede i requisiti entro il 31/12/2016, 57 anni e 35 di anzianità, potrà andare in pensione, anche dopo il 1/1/2017, con le vecchie regole e cioè con la pensione abbattuta del 4% per ogni anno di anticipo sui 62 di età. Se, ad esempio, decide di accedere alla pensione il 1/1/19 a 60 anni, andrà in pensione con due anni di abbattimento (-8%).

La riforma prevede anche clausole di salvaguardia per giornaliste e giornalisti che siano stati ammessi alla contribuzione volontaria entro lo scorso 30 giugno e per coloro che sono stati collocati in mobilità, sono dipendenti di aziende in crisi o che dalle aziende in crisi sono usciti e sono rimasti disoccupati.

Inoltre, ed è forse la novità più rilevante, dal 1 gennaio 2017 tutte le contribuzioni saranno calcolate con il sistema contributivo, per i versamenti precedenti resterà ferma la formula retributiva.

Altri interventi della riforma investono con particolare evidenza il trattamento di disoccupazione che, sempre a partire dal 1 gennaio, sarà così articolato: indennità intera per i primi 180 giorni, ridotta del 5% mensile dal 181 al 450 giorno e dimezzata fino al termine dei 720 giorni, inoltre fermi restando i dodici mesi di contribuzione figurativa, viene eliminata l’ulteriore quota di sei mesi prevista finora per chi esce da aziende in crisi. Rispetto a diverse ipotesi pure valutate si è preferito mantenere inalterato il periodo di due anni di sostegno ai colleghi in difficoltà, anche se con quote economiche inferiori.

Infine il contributo di solidarietà per i pensionati: sarà applicato per tre anni, con percentuali crescenti in base alle diverse fasce di reddito, e non riguarderà i colleghi che percepiscono meno di 38000 euro l’anno.

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