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Inpgi: dai numeri della Corte dei Conti alla necessità di completare la riforma

Inpgi, i dati della Corte dei Conti

Inpgi, i dati della Corte dei Conti

Un tratto di strada è stato già percorso, ma non basta. E questo si sapeva già. La relazione della sezione controllo della Corte dei Conti sul bilancio 2015 riafferma nei fatti e nei dati la necessità di quella riforma dell’Istituto, già per una parte entrata in vigore, che il nuovo consiglio di amministrazione si è impegnato a portare a termine entro la fine dell’anno. Una riforma pesante e difficile come pesanti e difficili sono i dati di bilancio, che riflettono i numeri di una crisi del settore ormai strutturale. Basta leggere un passo della relazione per rendersi conto del quadro economico in cui ci stiamo muovendo: “Come già segnalato nelle precedenti relazioni – scrive la Corte dei Conti – a determinare i risultati degli anni più recenti – sul versante della mancata copertura della spesa pensionistica IVS da parte delle correlate entrate contributive – hanno concorso, in misura determinante, la crisi del settore, con il ricorso delle aziende ai contratti di solidarietà, a esodi incentivanti e prepensionamenti, l’innalzamento della fascia retributiva annua per il versamento del contributo integrativo, con conseguente calo del relativo flusso, alcune tipologie di benefici contributivi, oltre che – dal lato della spesa – fattori vari, tra i quali l’incremento dei trattamenti pensionistici liquidati e il maggior importo dei nuovi trattamenti rispetto a quelli cessati (l’importo medio delle pensioni erogate passa da euro 56.927 del 2013, a € 57.209 del 2014 e a € 57.407 del 2015). Nel 2015, tutti gli indicatori riferibili all’andamento della gestione previdenziale dell’Istituto mostrano un ulteriore peggioramento. L’entrata da contributi IVS, già in sensibile calo sull’esercizio precedente, segna una ancor più netta flessione in ragione di una ulteriore diminuzione degli iscritti attivi, di una riduzione complessiva dei rapporti di lavoro (ancorché meno significativa di quella degli esercizi più recenti) e del ricorso ai prepensionamenti, cui corrisponde ovviamente l’incremento del numero delle pensioni”. Non basta? Andiamo avanti: “E’ soprattutto l’indennità della cassa integrazione per contratti di solidarietà – ammortizzatore sociale, assimilabile alla Cigs, che consiste nella riduzione dell’orario di lavoro, con conseguente integrazione salariale per i giornalisti interessati – a segnare, come del resto nell’anno precedente, una forte crescita della spesa, pari, nel confronto tra 2014 e 2015, a €/mgl 2.720. – scrive ancora la Corte dei Conti – Questo incremento è da riferire alle numerose aziende che hanno attivato tale forma di ammortizzatore sociale e al conseguente aumento dei beneficiari, che passano dalle 2.858 unità del 2014 alle 3.905 unità del 2015. In aumento, sul 2014, è anche l’onere per cassa integrazione (€/mgl 342), da ricondurre al maggior numero di adesioni da parte delle aziende a tale trattamento (1.250 giornalisti beneficiari contro i 772 del 2014). La spesa per il trattamento di disoccupazione è ancora in diminuzione (-€/mgl l.859 sul 2014, pari al 10,97 per cento), continuando, comunque, anche nel 2015, a rivestire una certa rilevanza, in considerazione del consistente numero di trattamenti liquidati ai giornalisti (1.853). E’ specificato in nota integrativa come la flessione della spesa sia essenzialmente da ricondurre al venir meno, dall’ottobre del 2014, della possibilità di accedere al trattamento in caso di dimissioni, salvo casi particolari. È da osservare come, nel 2015, l’articolato sistema di ammortizzatori sociali a favore dei giornalisti evidenzi, nel saldo tra entrate e uscite, uno squilibrio pari a -10,708 milioni”. L’emorragia di posti di lavoro non accenna a rallentare: 956 i contratti persi nel solo 2015, con un’incidenza pari al 5,8%: l’impatto sulle dinamiche del rapporto contributi-prestazioni è pesantissimo. Sono questi alcuni degli elementi, ma non i soli, che, pur di fronte al riconoscimento di una sostanziale correttezza nella gestione dell’Ente, pesano come macigni e impongono un cambiamento di passo.

L’avanzo economico per l’esercizio 2015 è di circa 21 milioni di euro, rispetto ai 17 milioni del 2014 ed è garantito, come per il precedente esercizio, dalle plusvalenze generate dalla scelta di trasferire gradualmente l’intero patrimonio immobiliare dell’Inpgi all’interno del Fondo immobiliare “Inpgi – Giovanni Amendola” di cui l’Ente è quotista unico.

“La Corte dei conti nella sua relazione – ha dichiarato la presidente dell’Inpgi Marina Macelloni – conferma che lo squilibrio della gestione dell’Inpgi deriva sostanzialmente dal pesante stato di crisi strutturale del settore dell’editoria e da’ atto al Consiglio di amministrazione di essere già intervenuto con una riforma in parte approvata dai Ministeri. La relazione si chiude con un forte richiamo, che non possiamo sottovalutare, a porre in essere ulteriori severi interventi per rimediare a una situazione altrimenti compromessa. Il Consiglio di amministrazione – ha concluso la presidente Macelloni – è già fortemente impegnato in questa direzione e presenterà al più presto ai Ministeri vigilanti un nuovo pacchetto di misure che possano riportare la gestione in equilibrio”. Nessuna sottovalutazione, dunque, della situazione esistente, piuttosto un richiamo a tutta la categoria ad affrontare, con coerente solidarietà, la necessità di un cambiamento che adegui l’istituto ai tempi, con sacrifici equamente distribuiti tra le diverse fasce di colleghi, con l’obiettivo di salvaguardare le posizioni più deboli. Per quanto riguarda la Gestione previdenziale separata, la Corte dei conti evidenzia come il 2015 si sia chiuso con un avanzo economico di circa 39,6 milioni di euro (in lieve flessione rispetto ai 41,2 del 2014) e che la criticità di tale gestione riguardi unicamente l’inadeguatezza dell’assegno pensionistico atteso.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 giugno 2016 da in Articolo21, Fnsi, Giornalisti, Inpgi, sindacato con tag , , , , , , .

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