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Processo Sopaf, rigettata la costituzione di parte civile dell’Ordine: soldi gettati al vento. E io pago…

Processo Sopaf, l'Ordine resta fuori

Processo Sopaf, l’Ordine resta fuori

Come volevasi dimostrare… Il tentativo dell’Ordine nazionale dei giornalisti di costituirsi parte civile nel processo Inpgi-Sopaf è finito miseramente nel vuoto. Per la seconda volta. Il Tribunale penale di Milano, sulla scorta di una giurisprudenza da tempo consolidata, ha infatti respinto l’atto depositato con l’assistenza dell’avvocato Enrico Pennasilico. È stata invece ammesso come parte civile l’Inpgi, perché unico ente ad essere legittimato. Per la richiesta di costituzione di parte civile sono stati spesi oltre 3.000 euro dei soldi dei giornalisti iscritti. L’Ordine – organismo di diritto pubblico e, pertanto, soggetto ai criteri di impiego delle risorse finanziarie previsti per le pubbliche amministrazioni ed al conseguente controllo di responsabilità per danno erariale della Corte dei Conti – ha evidentemente avviato pretestuosamente tale istanza presso il Tribunale Penale di Milano, ben sapendo fin dall’inizio che questa non avrebbe potuto essere accolta – così come, in effetti, è avvenuto – sulla scorta dei criteri giurisprudenziali elaborati già in casi analoghi su questo tema. In particolare, infatti, è stato più volte affermato il difetto dei presupposti di interesse – quale parte asseritamente lesa – degli ordini professionali nell’ambito di procedimenti penali aventi ad oggetto l’accertamento di eventuali responsabilità connesse ad ipotesi di reato riferite a vicende che coinvolgono le casse e gli enti di previdenza delle categorie interessate, stante la diversità di ambiti di competenza e di funzioni istituzionalmente attribuite dall’ordinamento alle due categorie di soggetti giuridici. La decisione dell’Ordine di presentare la richiesta di costituzione di parte civile nel processo in questione, quindi, era ab origine sfornita della necessaria legittimazione giuridica in quanto viziata dal difetto assoluto dei presupposti previsti dall’ordinamento per il relativo esercizio e, di conseguenza, appare del tutto irrazionale e ingiustificato l’onere economico – peraltro non particolarmente esiguo, stante la contenuta complessità del tenore della consulenza richiesta – sostenuto dall’organismo pubblico e, in considerazione di ciò, emerge evidentemente che la stessa non risponde all’esigenza morale di tutelare gli interessi dei giornalisti, bensì all’interesse personale di chi, come il presidente dell’Ordine Enzo Iacopino, vuole ad ogni costo apparire protagonista in vicende giudiziarie che appartengono ad altri. E io pago…..

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