Sindacati Regionali di Stampa

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Quando Abruzzo fu condannato a risarcire l’Inpgi per diffamazione. E ora si candida come sindaco? No, grazie!

La sentenza che dette ragione all'Inpgi contro Franco Abruzzo

La sentenza che dette ragione all’Inpgi contro Franco Abruzzo

L’insinuazione era grave: aver acquistato case ad un prezzo superiore al loro valore effettivo per pagare una tangente all’allora Partito socialista di Bettino Craxi. Sono passati dieci anni ma quella sentenza, con cui il Tribunale Civile di Milano condannò Franco Abruzzo a risarcire l’Inpgi per complessivi quarantamila euro, oltre le spese di giudizio, è ancora lì, con il peso delle sue motivazioni. A raccontarci come i rapporti tra un candidato e l’Istituto di cui oggi ambisce ad assumere il controllo siano viziati da pesanti trascorsi. Il caso è quello dei palazzi di via Missaglia, su cui Abruzzo, all’epoca presidente del Consiglio dell’Ordine della Lombardia, aveva avviato, utilizzando siti web, come “Il Barbiere della sera” o periodici, come “Tabloid” , una martellante campagna mediatica. Che il giudice Claudio Marangoni, con un dispositivo che non lascia spazio ad equivoci, così condannò: “Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni ulteriore domanda, eccezione e deduzione disattesa, così decide:
1) accertata la portata diffamatoria in danno dell´Inpgi – Istituto Nazionale Previdenza Giornalisti Italiani – dell´articolo pubblicato su il n. 2 del 2002 del periodico Tabloid con il titolo “Case di via Missaglia: L´Inpgi “recupera” 15 miliardi (al Psi tangente di 7 miliardi)”, delle lettere del 25.02.2002 e del 19.03.2002 a firma Franco Abruzzo, nella qualità di presidente dell´Ordine dei Giornalisti della Lombardia, e di quanto pubblicato sul sito webdel predetto Ordine – di cui ai docc. 20,21,22 e 26 del fascicolo di parte attrice – nonchè dell´articolo “Ma il Psi incassò le tangenti” a firma Franco Abruzzo, pubblicato sul sito http://www.ilbarbieredellasera.com condanna in via tra loro solidale le parti convenute Franco Abruzzo e l´Ordine dei Giornalisti della Lombardia al risarcimento del danno in favore di parte attrice per € 35.000,00, nonchè il solo convenuto Abruzzo all´ulteriore somma di € 5.000,00, oltre interessi legali dalla data della presente sentenza fino al saldo;
2) dispone altresì la pubblicazione a cura e a spese delle parti convenute in via tra loro solidale per una volta e a caratteri doppi del normale del dispositivo della presente sentenza sul periodico Tabloid entro trenta giorni dalla notificazione della presente sentenza, autorizzando sin da ora parte attrice a provvedervi direttamente ove ciò non sia avvenuto nel termine indicato;
3) condanna le parti convenute in via tra loro solidale al rimborso delle spese del giudizio in favore della parte attrice, liquidate in complessivi € 8.900,00, oltre alle spese generali ex art. 14 T.F. ed agli accessori, come per legge.

Così deciso in Milano, in data 18 luglio 2005″.

Certo, è stravagante che chi, appena ieri, è stato condannato a risarcire l’istituto per diffamazione, oggi si candidi ad amministrarne l’organismo di controllo. Ma soprattutto che lo faccia continuando, giorno dopo giorno, nella sua opera di scientifica demolizione di un patrimonio che la categoria si è costruita a prezzo di grande lavoro e sacrificio. Solo un’amministrazione sana ha consentito, finora, di salvaguardare l’Inpgi da una crisi economica di settore pesantissima. Ancor più stravaganti sono le accuse agli altri candidati, i richiami alla moralità, l’ergersi a giudice dopo essere stato condannato a risarcire un danno per diffamazione, sul quale ha dovuto fare ammenda.
In coda, per chi vuol leggere, c’è un link alla motivazione della sentenza. Un documento di ieri che può essere utile a mettere a fuoco le dinamiche fin troppo violente, e a tratti pesantemente offensive, della campagna elettorale di oggi. Atti e fatti contro parole e insulti. Per chi vuol riflettere spazio e tempo ancora ci sono.

 

http://www.inpgi.it/?q=node/314

Red

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