Sindacati Regionali di Stampa

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Giornalisti condannati in Abruzzo, Giulietti: “E’ un precedente pericoloso”

Il presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti

Il presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti

“Hanno rispettato il sacro principio di fornire una notizia di pubblico interesse di cui erano venuti a conoscenza”: per Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della Stampa, la condanna del giornalista del quotidiano Il Tempo, Fabio Capolla, e del blogger di “I due punti” , Giancarlo Falconi, costituisce “un’altra via attraverso cui colpire il diritto di cronaca”. La storia, per un giornalista, sarebbe una storia di tutti i giorni, se non fosse andata a finire davanti a un giudice, con i due colleghi che all’udienza non hanno partecipato da cronisti, ma da imputati. Accusa: violazione del segreto istruttorio, per aver pubblicato il contenuto di un atto di querela, regolarmente depositato, con cui una pubblica dipendente aveva denunciato un superiore per molestie sessuali. Alla Procura della Repubblica di Teramo la notizia è piaciuta poco, molto poco: talmente poco da impacchettare una bella richiesta di rito immediato per saltare anche l’udienza preliminare. Davanti al giudice i colleghi hanno rinunciato alla scorciatoia dell’oblazione: il giornalista in cigs Capolla e il blogger indipendente Falconi, con tutte le loro difficoltà contingenti,  hanno chiuso l’ombrello che li avrebbe parzialmente coperti per difendere un principio professionalmente insuperabile, quello della libertà di stampa. “Hanno fatto bene – rileva il presidente della Fnsi – perché pagando avrebbero in qualche modo ammesso una colpa. E invece qui non c’è stata alcuna violazione da parte dei giornalisti, come hanno giustamente rilevato l’Ordine e il sindacato, e la Federazione dovrà trovare le forme più opportune per contrastare il principio contenuto in questa sentenza, che rischia di diventare un precedente pericoloso. Questo non è un piccolo fatto locale, ma una causa pilota che va seguita dall’inizio alla fine”. La condanna oggettivamente è esigua, 160 euro con la sospensione della pena: “Non è questo il problema che interessa – ribadisce Giulietti – il problema è il principio: questa sentenza è un unicum, sono stati condannati cronisti che hanno dato notizia di una querela di parte che conteneva un fatto di interesse pubblico e di rilevanza sociale, di cui tutti, tra l’altro, erano a conoscenza. La decisione del magistrato va contro la giurisprudenza e in direzione opposta alle decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo e della stessa Convenzione europea che garantisce il diritto alla libertà di espressione”. Quella libertà che resta uno dei pilastri fondamentali della democrazia e della convivenza sociale e che in anni di lunghe battaglie contro ogni forma di bavaglio Ordine e Sindacato dei giornalisti continuano a difendere. Ora i legali dei due colleghi stanno predisponendo il ricorso in Cassazione: “E la Cassazione ci restituirà il diritto”, commenta Giancarlo Falconi. “Mi sono limitato professionalmente ad accertare la notizia –  ribadisce Fabio Capolla – ed ho convintamente rinunciato ad oblare certo di non aver commesso alcun reato. Ero tranquillo. Non mi aspettavo una condanna”. Già, nessuno poteva aspettarsi che, davanti a un giudice, fare il giornalista come un vero giornalista deve fare, possa costituire reato. Succede in Abruzzo, succede a Teramo. E domani, con questo precedente, chissà dove ancora.

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