Sindacati Regionali di Stampa

Il nuovo blog delle sindacaliste e dei sindacalisti delle Associazioni regionali di stampa della Fnsi

Inpgi, polemiche pretestuose e dati veri

Domenico Affinito

Domenico Affinito

di DOMENICO AFFINITO

Il 22, 23 e 24 febbraio si vota online (e il 27 e 28 febbraio si vota fisicamente alla Lombarda) per le elezioni Inpgi: mi ricandido al consiglio generale. È importante votare e, a mio avviso, votare i candidati del gruppo “L’Inpgi siamo noi 2016”, espressione dell’attuale maggioranza della Fnsi. Per due motivi: garantire continuità di gestione all’Inpgi e assicurare una sinergia sempre maggiore tra sindacato e istituto previdenziale. In questi ultimi mesi vi sono state diverse polemiche. Conoscete il mio impegno e vi racconto quanto so, mettendoci la faccia.
LO STATO DELL’INPGI
Da alcuni anni abbiamo un problema perché le entrate sono sempre meno e le uscite sempre di più, ma il patrimonio dell’Istituto ammonta a oltre 2 miliardi di euro ed è saldo. Lo è oggi e lo era anche ieri, talmente tanto che l’Inpgi è stata l’unica diga che ha retto lo tsunami della crisi: negli ultimi 5 anni 40 milioni di euro l’anno in media sono andati ai colleghi per solidarietà, disoccupazione e cassa integrazione, cui si sommano altri 40 milioni annui per i contributi figurativi, cui vanno aggiunti circa 100 milioni di mancati introiti di contributi per gli oltre 800 prepensionamenti già effettuati. L’Inpgi ha potuto reggere l’impatto dei 500 milioni di euro di costo della crisi solo grazie alla oculata gesione del patrimonio: negli ultimi otto anni, infatti, la gestione patrimoniale ha generato rendimenti per oltre 500 milioni di euro.
LA RIFORMA
Per garantire il domani, il cda uscente nel luglio scorso è stato costretto a varare una manovra che è stata in buona parte approvata dai ministeri vigilanti. In particolare, sono già operativi gli aumenti dei contributi e il nuovo calcolo sui rendimenti pensionistici (a partire dal 2016, non sugli anni passati). Le misure approvate porteranno, a regime, un beneficio di 45 milioni di euro annui per l’Istituto. Per ora restano le vecchie regole per l’età pensionabile. Grazie all’autonomia dell’Inpgi i giornalisti uomini possono andare in pensione a 65 anni, le donne a 62 anni e per chi ha almeno 35 anni di contributi resta la possibilità di andare in pensione a 57 anni (con penalizzazioni) o a 62 anni (senza penalizzazioni). Inoltre restano i prepensionamenti a partire da 58 anni d’età.
Ritengo positivo non aver affondato, più di quanto fosse necessario, le mani nelle tasche dei colleghi. Il cda uscente ha pensato a misure eque e sostenibili come l’aumento delle aliquote, soprattutto a carico degli editori, una rigorosa riduzione dei costi di gestione (-10% nel solo 2015), il taglio del 10% dei compensi agli amministratori. Andrà anche riproposto un contributo di solidarietà progressivo sulle pensioni erogate (la proposta del cda uscente era 22 euro netti al mese per una pensione di 65mila euro lordi l’anno che salgono a 68 euro per una pensione di 104mila euro), un contributo che è giusto sul piano etico e della solidarietà tra generazioni: non è possibile che i sacrifici pesino solo su noi giornalisti in attività. Resta in sospeso, e se ne occuperà il prossimo cda Inpgi, l’aumento dell’età pensionabile per le colleghe e i colleghi: occorre, anche in futuro, difendere le clausole di salvaguardia per i disoccupati, per le donne e per coloro che non potessero accedere al prepensionamento in aziende in crisi come Rcs.
COSA È SUCCESSO
Chi critica la manovra e la vorrebbe ancora più pesante è lo stesso gruppo di persone che va in giro a raccontare che l’Istituto è stato gestito male. La prova, al contrario, di quanto sia stato gestito bene è che l’Inpgi ha retto alla violenza di una crisi strutturale e non ciclica, come qualcuno aveva ipotizzato sbagliando. Ognuno di voi lo ha visto con i propri occhi: tra testate chiuse, prepensionamenti, solidarietà, cassaintegrazione nel solo 2015 l’Istituto ha erogato misure di sostegno a 6.384 colleghe e colleghi. Dall’inizio della crisi ci sono circa 3.000 contribuenti attivi in meno, oltre mille pensionati in più (oggi sono ben 6.428 contro 16.200 giornalisti attivi). E si è avuto un aumento in 5 anni del 168% degli ammortizzatori sociali, spesso pensati come unica soluzione alla crisi, colpendo così solo i giornalisti e senza far leva sugli editori per cercare efficienze anche da altre parti. Meno occupati, più pensionati, più erogazioni per gli ammortizzatori sociali hanno appesantito i bilanci. Ecco da dove arrivano le sofferenze dell’Inpgi.
VICENDA SOPAF
Sull’Istituto getta la sua ombra anche la vicenda Sopaf, una società d’investimenti dalla quale l’Inpgi aveva comprato alcune quote del Fip, il fondo immobili pubblici. Nel 2009 quell’investimento è costato all’Inpgi 2 (gestione separata) 30 milioni di euro e in 6 anni ha fatto guadagnare circa 15 milioni netti, pari a un rendimento del 7 % netto annuo. Questo è un dato certo. Secondo la Procura di Milano che indaga sulla Sopaf, quell’investimento sarebbe potuto costare 7,6 milioni in meno: da qui l’ipotetico danno per l’Inpgi. Questo, però, è ancora tutto da provare. Il presidente uscente dell’Inpgi è stato rinviato a giudizio, insieme ai dirigenti della Sopaf, e il dibattimento inizierà il prossimo 21 aprile. Vedremo come andrà il processo: io, come ho sempre fatto, resto garantista fino in fondo.
CHI FA POLEMICHE E PERCHÉ
I primi a essere sul sentiero di guerra sono alcuni pensionati: non vogliono pagare i pochi euro mensili di solidarietà sulle loro pensioni d’oro (ben sopra i 3.500 euro netti al mese) e preferiscono vedere l’istituto commissariato piuttosto che salvare la sua autonomia. Il loro ragionamento è: chi se ne frega di chi viene dopo, tanto io la pensione l’ho già presa (pensioni che sono superiori tra il 30 e il 50% di quanto avrebbero preso con le regole dell’Inps e che paghiamo noi giornalisti attivi).
Poi c’è l’opposizione che chiede una “svolta” per l’Inpgi. Qui la situazione è ancora più paradossale. Chi oggi si straccia le vesti fino a pochi mesi fa ha condiviso ogni scelta: a cominciare dai conti dell’Inpgi, approvati per 11 anni degli ultimi 12 in Commissione bilancio, anche dagli “esperti”, e in Cda da chi fa parte oggi dell’opposizione, per continuare con gli ultimi due contratti, nel 2009 con il taglio degli scatti e nel 2014 con un aumento di appena 120 euro lordi al mese come edr.
Inoltre le decine di stati di crisi, le cui vertenze hanno visto largamente coinvolti i detrattori di oggi, sono costate centinaia di milioni di euro, riversando sulle casse dell’Inpgi le sofferenze vere o presunte degli editori italiani. Un atteggiamento notarile: non di tutti, ma spesso chi ha fatto le vertenze ha usato l’Inpgi, cioè i nostri soldi, come un bancomat per finanziare gli editori. E questo senza mai cercare un’altra strada, senza mai trovare altre soluzioni, senza mai contrapporsi in modo deciso né agli editori e men che meno al loro management, con cui alcuni sindacalisti avevano rapporti personali. A partire da Rcs. In realtà la cosiddetta opposizione oggi è così critica per essere stata tagliata fuori dalle stanze dei bottoni del sindacato dopo aver tentato, con una manovra maldestra, di conquistarne il vertice senza avere il consenso. Non a caso, tutte le critiche all’Inpgi sono giunte dopo il riassetto ai vertici del sindacato.
NON C’È PREVIDENZA SENZA LAVORO
Credo che sia evidente a tutti che se continuiamo a mettere in pensione i colleghi senza fare nuovi contratti e attivando nuove solidarietà o casse integrazioni la situazione non potrà reggere per molto. È una semplice questione di aritmetica: se entrano meno soldi di quanti ne escono il sistema non tiene. Per questo è importante che votiate i candidati del gruppo “L’Inpgi siamo noi 2016” in modo che si possa, con un’azione sinergica Fnsi/Inpgi, cercare di portare fuori dalle secche il giornalismo italiano e il nostro istituto previdenziale, mantenendo un sistema di prestazioni comunque migliore di quello garantito dall’Inps e di cui i nostri pensionati stanno già godendo.
Domenico Affinito

Ecco i candidati che vi propongo alle elezioni Inpgi

Consiglio generale attivi, Lombardia: gestione principale
Se ne possono votare 8

1) Affinito Domenico
5) Capone Antonello
8) Ceccato Giuseppe
15) Gallizzi Pierfrancesco
18) Mirani Enrico Giuseppe
24) Rho Edmondo
25) Saggese Massimiliano
26) Scarinzi Claudio

Sindaci, collegio unico nazionale: gestione principale
Se ne possono votare 4

3) Bossa Guido
8) Cutro Savino
12) Mazzarino Giuseppe
19) Silva Elio

Per i colleghi iscritti anche all’Inpgi 2

Comitato amministratore, gestione separata: collegio nazionale
Se ne possono votare 3

9) Chiarini Nicola
10) Di Mitrio Stefania
21) Marciano Massimo

Sindaci gestione separata: collegio nazionale
Se ne può votare uno

7) Gallizzi Stefano Maria Domenico

Si vota online lunedì 22, martedì 23 e mercoledì 24 febbraio dalle 8 alle 22. Sabato 27 e domenica 28 febbraio dalle 10 alle 20 si potrà votare al seggio all’Associazione lombarda dei giornalisti, a Milano in viale Monte Santo 7.
+++ATTENZIONE+++ Per votare online si deve disporre del codice iscritto e della password. Al seggio basta un documento.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 10 febbraio 2016 da in Assostampa Regionali, Editoria, Elezioni, Fnsi, Giornalisti, Inpgi, sindacato, Welfare con tag , , , , .

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