Sindacati Regionali di Stampa

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Guido Bossa a Pierluigi Roesler Franz: capriole, tapiri e amnesie

Guido Bossa

Guido Bossa

di Guido Bossa

Il collega Pierluigi Roesler Franz, che ha tante riconosciute qualità ma purtroppo non il dono della sintesi, spende la bellezza di 14.182 battute (spazi compresi) più ben undici allegati per elencare minuziosamente le “capriole” che avrei fatto negli ultimi quattro anni da presidente dell’Unione nazionale giornalisti pensionati, assegnandomi perciò, bontà sua, il tapiro d’oro. Dimentica di ricordare che i documenti dell’Unione che cita, e segnatamente quelli relativi all’esame della manovra di riforma della previdenza adottata dal CdA dell’Inpgi, sono stati sempre condivisi dalla stragrande maggioranza del nostro Consiglio nazionale (l’ultimo, quello presentato da me dopo il varo della riforma, ha addirittura ottenuto l’unanimità). Dunque, se le cose stanno così, e a Franz non mancano gli strumenti per verificarlo, in questi quattro anni all’Ungp non c’era solo un clown che faceva le capriole, ma un intero circo equestre. Ma vorrei rassicurare Franz e tutti i pensionati: i dirigenti dell’Unione Nazionale Giornalisti Pensionati non sono dei pagliacci ma persone serie e responsabili e, posti di fronte alla gravità della crisi che la professione attraversa, hanno discusso, anche animatamente, e poi hanno deciso sempre con consapevolezza e competenza. La dialettica fra di noi non manca, come non mancano i momenti di conflitto e, per fortuna, le scelte ponderate. Il dissenso ha diritto di cittadinanza e di espressione. Ora, se dovessi rispondere nel dettaglio alle argomentazioni di Franz, che è stato a suo tempo anche dirigente della nostra Unione (come di tante altre cose), avrei bisogno del suo stesso spazio, ma non voglio tediare né lui né chi legge. Piuttosto mi chiedo, e chiedo a Franz: come occupava lui il suo tempo mentre io e l’intero Cn dell’Unione pensionati facevamo le capriole? Già, perché se io negli ultimi quattro anni ero presidente dell’Ungp (eletto da due congressi) lui negli ultimi otto faceva il sindaco dell’Inpgi e oggi concorre per un terzo mandato in competizione, tra gli altri, con il sottoscritto (e questo spiega forse meglio di ogni altra considerazione la sua intemerata). Ora non mi risulta che in questi otto anni, mentre i conti dell’Inpgi andavano a catafascio e le nostre pensioni venivano messe a rischio da una gestione irresponsabile (come Franz e quelli che corrono con lui alle elezioni denunciano), il nostro abbia fatto uso del ruolo istituzionale che svolgeva a via Nizza per fermare il declino o quanto meno per denunciare nelle sedi competenti i rischi cui si andava incontro e le responsabilità, con nomi e cognomi. Sì, certo, Franz non ci ha mai fatto mancare il contributo della sua pubblica e notoria prolissità (tutti ne abbiamo memoria), ma non è questo il punto. Quel che si vorrebbe sapere, dal sindaco uscente e ricandidato (lui, sì, per il terzo mandato) è come abbia esercitato le sue funzioni di cane da guardia dei conti e della moralità dell’Ente nel Collegio sindacale di cui ha pur fatto parte per tanti anni, mentre il Consiglio Generale, il Consiglio di Amministrazione e il Comitato amministrativo della gestione separata spadroneggiavano alle nostre spalle. Leggo i riferimenti normativi citati dallo Statuto dell’Inpgi (Franz aveva competenza anche su questi): “Il collegio sindacale vigila sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione ed in particolare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società sul suo concreto funzionamento”; ed ancora: “I sindaci possono in qualsiasi momento procedere, anche individualmente, ad atti di ispezione e di controllo”; e infine “Il collegio sindacale può chiedere agli amministratori notizie, anche con riferimento a società controllate, sull’andamento delle operazioni sociali o su determinati affari”. Leggo tutto ciò e mi chiedo: c’è traccia di questa occhiuta, doverosa vigilanza nell’attività meritoriamente svolta da Franz negli otto anni della sua partecipazione ai lavori del Collegio sindacale dell’Inpgi”? E se c’è, perché i giornalisti italiani iscritti all’Istituto non ne sono mai stati informati? Il Collegio redige verbali, delibera, vota? Eventuali opinioni in dissenso vengono registrate? Come assume, svolge e rende pubbliche le proprie responsabilità di controllo sugli atti? Come comunica con gli iscritti? L’elenco delle legittime domande si potrebbe allungare, anche in riferimento a fatti che, come si dice in gergo, “sconfinano nel penale”, e sui quali il Collegio pure aveva competenza; ma io la finisco qui perché mi sono ripromesso di essere breve. Però non mi si risponda invocando un presunto obbligo di riservatezza dei componenti del Collegio sindacale dell’Inpgi, perché se un giornalista si appella alla riservatezza è meglio che cambi mestiere, se è in tempo per farlo. Almeno per la componente giornalistica (di questa parlo) i Sindaci non sono come quei bravi genitori che accompagnano i bambini al circo per farli divertire con le capriole dei clown. Sono pagati (perché sono pagati) per far ben altro.

Guido Bossa, Presidente Unione Nazionale Giornalisti Pensionati
Candidato per il Collegio sindacale e per il Consiglio Generale dell’Inpgi (quota pensionati)

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