Sindacati Regionali di Stampa

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Il contributo Inpgi all’Unione Pensionati: non voto di scambio ma solidarietà

Guido Bossa, presidente Ungp

Guido Bossa, presidente Ungp

di Guido Bossa

Il Consiglio di Amministrazione dell’Inpgi ha deliberato oggi a maggioranza lo stanziamento di un “contributo liberale” di 6000 euro a favore dell’Unione nazionale giornalisti pensionati, a valere sui fondi che le banche tesoriere dell’Istituto – Unicredit e Popolare di Sondrio – mettono a disposizione per il finanziamento di iniziative di promozione culturale della categoria. Non si tratta dunque di fondi sottratti al bilancio dell’Istituto o al suo patrimonio, né di somme che potevano essere spese diversamente. La cifra stanziata, peraltro inferiore alla richiesta che era stata avanzata con il consenso dell’intero Consiglio nazionale dell’Ungp, verrà utilizzata per l’adempimento delle attività ordinarie dell’Unione ma anche per iniziative di carattere straordinario, prima delle quali l’organizzazione di un convegno di studio sul tema quanto mai attuale del regime fiscale dei trattamenti pensionistici, che intendiamo svolgere prima dell’estate. Ringrazio i colleghi del CdA che hanno votato a favore, e rispetto, come meritano, le motivazioni di chi si è astenuto o ha espresso voto contrario; ma soprattutto intendo replicare serenamente alle polemiche che hanno preceduto la decisione dell’Istituto e, immagino, la seguiranno. L’Unione nazionale giornalisti pensionati, organo sindacale di base della Fnsi, non gode di fonti di reddito proprie, ma vive grazie ad una quota della trattenuta (lo 0,30%) sull’importo della pensione che l’Inpgi preleva ai pensionati che ne fanno richiesta decidendo di aderire al sindacato. La quota di servizio – che è dunque volontaria – viene per metà destinata alla Fnsi, mentre l’altra metà viene devoluta alle associazioni regionali di appartenenza che dovrebbero, nel caso dei pensionati, utilizzarla per il finanziamento dei rispettivi Gruppi regionali e, loro tramite, dell’Unione. Dico “dovrebbero” perché la realtà è che solo sei regioni su venti (Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio) versano attualmente un contributo all’Unione. Se tutti i gruppi lo facessero, d’intesa con le rispettive Associazioni, non ci sarebbe bisogno di rivolgersi all’Inpgi che comunque di suo non ci rimette nulla. Così stando le cose, appare del tutto improprio scrivere, come ho letto, di “voto di scambio” o di “favori elettorali” che avrebbero premiato le deliberazioni assunte dell’Unione sulla riforma della previdenza, che invece rispondono ad un principio solidaristico in base al quale i pensionati aderenti all’Unione hanno ritenuto di non doversi sottrarre ad un obbligo di partecipazione ai sacrifici, temporanei e limitati, richiesti a tutti gli iscritti all’Inpgi in una fase difficile della vita del nostro istituto previdenziale. Decisione politica e sindacale che rivendico pienamente. Nessuno scambio, dunque, ma scelta di solidarietà. Che per un sindacato è ragione di vita.

*Presidente Unione Nazionale Giornalisti Pensionati

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