Sindacati Regionali di Stampa

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Pensio, dunque sono

Pensioni prelievi e polemiche

Pensioni prelievi e polemiche

di Fred Stand

Il 27 luglio 2015, giorno di san Pantaleone protettore degli oppressi, il presidente Camporese invece di festeggiare i 100 anni della nascita di Mario del Monaco ha ideato una manovra assassina che minaccia di estinguere una delle categorie più produttive in Italia: i giornalisti pensionati.
È successo tutto all’improvviso: mentre migliaia di mantenuti Inpgi stavano disperatamente combattendo il caldo (dei barbecue) nelle proprie villette al mare o in montagna, a Roma nei comodissimi uffici dell’Inpgi refrigerati dai condizionatori presi con i soldi degli editori Fieg, Camporese e company hanno deciso di trattenere 10 – 15 – 20 euro al mese sulle pensioni che vanno da 3.000 a 6.000 e più euro al mese. Perché si è fatta questa mossa tanto sconsiderata? Perché l’Inpgi, a causa del crollo contributivo, è in crisi. Non può reggere per molto tempo. Le entrate sono nettamente inferiori rispetto alle uscite e i soldi in cassaforte sono finiti. Le testate chiudono, falliscono, licenziano e non versano le ritenute. Il mercato del lavoro si è trasformato in lavoro al mercato; i giovani giornalisti sopravvivono, ricevendo a fine giornata il salario in natura (ortaggi, frutta fresca, legumi). In Italia non si produce più ricchezza. Come dice Altan: “Con la crescita zero il paese invecchia. Tra un po’ avremo un pensionato a carico di ogni disoccupato”. Eppure, secondo l’illuminato pensiero del presidente di una sedicente Unpit (Unione nazionale pensionati per l’Italia) a luglio non c’era bisogno di rovinare il meritato riposo a quasi 9 mila pensionati dicendo loro che, dopo aver preso tanti milioni di euro a sbafo, ora dovevano fare qualche sacrificio per riparare il buco dell’Inpgi. Su una pensione di 6000 euro al mese chiedere qualche decina di euro è, secondo lui un prelievo da vampiri. Le vittime della persecuzione si mandano tra loro lettere accorate, con un dubbio lancinante: a cosa è servito diventare capo-redattore, talvolta senza meriti professionali, magari l’anno prima di andare in pensione se ora dobbiamo rinunciare al gioco del Lotto e al Viagra? I padri del giornalismo e della trasparenza rifiutano i letali sacrifici, chiamati ‘solidarietà di categoria’ da Raffaele Lorusso, segretario della Fnsi, per addolcire la supposta. Camporese non deve osar prelevare 10 euro al mese, ma semmai eliminare il sussidio di disoccupazione, il fondo di assicurazione Tfr, l’assicurazione infortuni, le case in affitto, i mutui e i prestiti…Insomma, come è ordinato nella Costituzione, il presidente dell’Inpgi tolga tutto a tutti e garantisca la pensione ai pensionati per farli vivere più a lungo, come d’altronde già accade. I giornalisti pensionati hanno una età media di 85 anni e da quando sono andati in pensione lavorano tutti, con ottima salute. Essi rimangono nelle stesse redazioni e negli stessi settori dove hanno manipolato nell’ultimo periodo e riciclano tutti i pezzi scritti negli anni precedenti. Tanto i giornali non li legge più nessuno! e non servono firme fresche, con idee nuove o volontà di lavorare. Una volta, quando moriva un vecchio giornalista i giovani colleghi esprimevamo cordoglio. Oggi i collaboratori si fanno in segno della croce e dicono “Grazie Dio, una pensione in meno”. Inoltre ogni pensionato vivente ha già un raccomandato: un figlio, un genero, un nipote pronto a succedergli nel posto. Anche per questo motivo non si capisce bene tanta avarizia: i giornalisti pensionati perché non accettano di salvare l’Inpgi, dato che l’Inpgi gli salverà i parenti? Il presidente della Unpit (anagramma di Putin) odia Camporese e sta organizzando una manifestazione a Roma da tutta Italia (con qualche difficoltà, in quanto servono il doppio dei pullman per le badanti). Ha chiesto aiuto all’altro pensionato di lusso, Jacopino da Todi (il poeta del Toc Toc) che organizza le gite fuori porta a Fiuggi dei commissari d’esame e quest’anno ha superato se stesso portando una supercomitiva di rappresentanti dell’Ordine nazionale dei Giornalisti all’Expo di Milano. “L’asino non dia lezioni di galoppo; il gobbo o lo zoppo non insegnino ginnastica”. I due scioperanti stanno valutando con cautela se comunicare alla stampa dove si riuniranno, perché i giornalisti precari vogliono partecipare alla manifestazione, ma negli ultimi tempi sono molto incazzati. Oggi con il sistema contributivo chi non lavora a tempo pieno avrà le salacche a fine carriera, ma nel frattempo deve mantenere in vita i gaudenti del retributivo, che non mollano l’osso. “Ti consiglio di vivere solo per far arrabbiare coloro che stanno pagando per la tua pensione. È il solo piacere che mi è rimasto.” disse una volta Voltaire, autore nel 1737 dei famosi Conseils à un journaliste. Mi sembra un buon motto per le mummie strette di culo dell’Unpit. L’Inpgi, nonostante la forza miracolosa di Nostra Signora delle Grazie (e che Grazie!) Mimma Iorio, non garantisce l’eternità. Cari colleghi che temete di perdere la ricchezza per pochi euro al mese, l’ora dell’ultimo trasferimento non è molto lontana nel tempo. È bene garantirvi la pace eterna presentandovi davanti a Dio, che non considererà quanto avete dato in più o in meno a Camporese, ma quanto avete trattenuto per voi, per la vostra avidità.

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