Sindacati Regionali di Stampa

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Vittorio Di Trapani (Usigrai): “Presidente Fnsi, sette cose che so”

Vittorio di Trapani

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di Vittorio di Trapani

Si fa un gran parlare in queste ore dell’elezione del Presidente della Fnsi. Nelle parole di livore, e nelle ricostruzioni fantasiose, si trovano le vere ragioni di quanto accaduto. Ovvero, ambizioni personali che vanno oltre l’interesse collettivo e la sopravvivenza di un residuato del secolo scorso come le componenti sindacali. Avendo partecipato in queste settimane, ritengo utile far chiarezza su alcuni punti:
1- ho chiarito immediatamente che il Presidente deve avere un profilo ben distinto da quello del Segretario. Quello che si sta scegliendo non è né un Segretario aggiunto né un vice Segretario. Ma un Presidente. Che ha compiti e ruoli ben distinti da quelli del Segretario. Il Presidente rappresenta tutta la Fnsi. E deve assicurare il rispetto dei deliberati congressuali.

2- ho invitato, dunque, la maggioranza della Fnsi a riflettere sulla necessità di individuare un nome di alto profilo del panorama editoriale italiano. Oppure a chiedere la disponibilità a una delle colleghe o dei colleghi che vivono nelle frontiere della professione, coloro che sono minacciati, o addirittura costretti a vivere sotto scorta. Scegliendo così una persona in grado di interpretare un segnale molto chiaro di impegno per la categoria, e contro tutti i bavagli.

3- Una parte della componente romana Informazione@Futuro ha candidato Paolo Butturini. In maniera inusuale lo ha fatto in piena estate, senza alcun confronto con la maggioranza della Fnsi di cui fa parte, e senza confrontarsi neanche con la delegazione romana nella Fnsi che lo ha eletto in Giunta. Scelta legittima. Politicamente inopportuna. Ripeto con chiarezza che si tratta di una candidatura con un profilo strettamente sindacale, adatta a concorrere come Segretario. Come dimostra anche la doppia lettera di candidatura. Per questo legittima e rispettabile, ma non rispondente al profilo di Presidente di cui la Fnsi oggi ha bisogno. Con queste motivazioni, la sua candidatura è stata bocciata dalla gran parte della maggioranza della Fnsi e perfino da parte della delegazione romana di cui fa parte. Visto che le parole, hanno un senso, non vedo in questo un “veto”. Ma una scelta di un profilo diverso. E la presa d’atto che la sua candidatura non aveva i consensi necessari nella maggioranza Fnsi, men che meno dunque l’ambizione di andare oltre la maggioranza, così come sarebbe opportuno per l’elezione di un Presidente.

4- nel corso delle riunioni di maggioranza è stato proposto il nome di Beppe Giulietti.
Sul suo nome c’è stato l’immediato consenso della gran parte della maggioranza della Fnsi. Per parte mia ho detto da subito che sarebbe stata la migliore soluzione possibile. Per la sua storia. La sua capacità. La sua modernità. La sua spinta radicalmente riformatrice. Qualcuno, in particolare una parte delle delegazione romana, ha espresso la propria contrarietà con motivazioni assolutamente pretestuose. Chiedevano a Giulietti un confronto per sapere la sua idea di sindacato e di professione. Come chiedere a un fuoriclasse come gioca a calcio. Il suo impegno sindacale, politico, associativo, è sotto gli occhi di tutti. Nella forma più democratica che esiste: è pubblico.
In più Giulietti ha accolto l’invito meritorio del Coordinamento di Fiuggi a un incontro pubblico per parlare della storia e del futuro della presidenza Fnsi. In quella occasione, ha esposto – con la chiarezza che gli è propria – le sue idee. Ma al fronte del “no a tutti i costi” non bastava. Evidentemente volevano una trattativa vecchio stile tra componenti per rimettere al centro non la politica sindacale ma il bilancino dei poteri.

5- Se fosse stato portato al voto, Giulietti avrebbe avuto i voti per essere eletto al primo turno. Quindi anche con una maggioranza qualificata.

6- Il suo nome non è stato portato al voto perché Giulietti ha comunicato la sua decisione di non accettare la candidatura spiegando che non voleva essere motivo di divisioni nel sindacato. Una scelta ancora una volta coerente con una storia che si è caratterizzata per la capacità di unire e di includere. Per la capacita di andare oltre gli steccati. Una scelta che dimostra una volta di più che Giulietti era ed è la persona giusta per la presidenza Fnsi, perché sa anteporre l’interesse collettivo e della istituzione sindacale a quello suo personale.

7- In una maggioranza si può stare in due modi. O per arricchire il lavoro di gruppo. Cercando compattezza, sintesi, soluzioni. E questo vuol dire starci anche se non si è d’accordo con il 100% delle decisioni. E quindi lealmente sostenere le decisioni emerse come largamente condivise.
O ci si può stare cercando occasioni per una rottura o per giustificare una uscita. Meglio ancora se alla vigilia di un periodo difficile come quello di una trattativa sindacale dura e complessa. Stare in tribuna a urlare è molto più facile che stare in campo a giocare la partita.

 

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