Sindacati Regionali di Stampa

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Riforma dell’editoria, Lorusso: “Ok al principio che subordina le provvidenze alla creazione di occupazione vera e regolare”

Raffaele Lorusso

Raffaele Lorusso

Bene il percorso dell’iter parlamentare per la legge di riforma dell’editoria, ma questa scelta non deve diventare un alibi per procrastinare sempre più interventi che sono invece urgenti e necessari. Per il segretario generale dell’Fnsi Raffaele Lorusso: “La proposta di legge di riforma dell’editoria presentata dal Pd in commissione Cultura alla Camera rappresenta un passo in avanti nel tentativo di affrontare compiutamente le criticità del sistema e di porre le basi per il rilancio”.  “La scelta dell’iter parlamentare in luogo dell’annunciato ddl governativo – sottolinea Lorusso – non deve però diventare un alibi per allungare all’infinito i tempi dell’approvazione. Il settore dell’editoria nel suo complesso ha bisogno di risposte in tempi brevi. È auspicabile che il confronto fra parlamento, governo e parti sociali consenta di individuare le misure, anche di natura economica, necessarie per chiudere i processi di ristrutturazione ancora in atto e per creare le premesse per una ripresa solida e duratura del mercato editoriale e dell’occupazione. Vanno comunque accolti con favore i principi contenuti nella proposta di legge, soprattutto nella parte in cui si legano le provvidenze per l’editoria riconosciute a qualsiasi titolo alla creazione di occupazione vera e regolare. Si tratta di una condizione che il sindacato dei giornalisti considera da sempre imprescindibile così come ritiene necessario un inasprimento delle sanzioni nei confronti di quanti non rispettano le regole. C’è da augurarsi che il confronto cominci al più presto per arrivare all’approvazione in tempi europei di norme che possano ridisegnare l’assetto del settore e della professione, eliminando storture e incrostazioni retaggio di un mondo che non esiste più e dando certezze a chi investe e ai professionisti dell’informazione”. L’agenzia di stampa Adnkronos ha reso noti alcuni aspetti del testo di riforma.  Nel dettaglio, con l’articolo 1 è istituito, presso la presidenza del Consiglio dei ministri, «il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione» che ha durata quinquennale (dal 2016 al 2020). Il Fondo conta su «risorse statali destinate alle diverse forme di sostegno all’editoria quotidiana e periodica» sia di contribuzione diretta che del Fondo straordinario per il sostegno all’editoria. Questo perché «uno dei punti della riforma è infatti quello di rendere più efficace il sostegno pubblico all’editoria, garantendo la certezza delle risorse destinate al settore dell’editoria per un determinato arco temporale». L’articolo 2 stabilisce che le risorse assegnate al Fondo siano annualmente ripartite con Dpcm o del sottosegretario delegato. Con l’articolo 3 viene esplicitato l’oggetto della delega e indicati principi e criteri direttivi della delega che, tra l’altro, ha come oggetto «oltre alla ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici, la previsione di misure per il sostegno agli investimenti delle imprese editoriali, l’innovazione del sistema distributivo, il finanziamento di progetti innovativi nel campo dell’editoria presentati da imprese di nuova costituzione nonché misure a sostegno di processi di ristrutturazione e riorganizzazione delle imprese editoriali già costituite». Per quanto concerne la revisione della disciplina dei contributi, resta sostanzialmente confermato l’attuale impianto e, tra le altre cose, «è altresì previsto che siano ammesse al finanziamento le sole imprese editrici che, in possesso degli altri requisiti di legge, esercitino una attività informativa autonoma e indipendente, di carattere generale, che concorra a garantire il diritto dei cittadini ad essere informati da una pluralità di fonti al fine di esercitare in modo libero e consapevole i diritti civili e politici sanciti dalla Costituzione». Tra l’altro, viene indicato come ulteriore criterio di delega «l’esclusione dal finanziamento degli organi di informazione dei partiti, dei movimenti politici e sindacali, dei periodici specialistici a carattere tecnico, aziendale, professionale o scientifico e, comunque, di quelli che non contribuiscono in modo prevalente e significativo alla funzione informativa di carattere generale in materia politica, economica e sociale». Tra i vari criteri per i contributi, si prevede «l’introduzione del passaggio all’edizione in formato digitale della testata, anche eventualmente in parallelo con l’edizione in formato cartaceo, come condizione necessaria per ricevere i finanziamenti» e «una valorizzazione delle voci di costo legate alla trasformazione digitale dell’offerta e del modello imprenditoriale». Sono, quindi, previsti incentivi a sostegno degli investimenti in innovazione digitale «anche attraverso la previsione di modalità volte a favorire investimenti strutturali in piattaforme digitali avanzate, comuni a più imprese editoriali, autonome e indipendenti». La riforma prevede poi una «progressiva liberalizzazione della vendita di prodotti editoriali», per quel che riguarda le edicole. Tra gli altri criteri della delega, anche «la previsione di iniziative volte a promuovere la lettura dei quotidiani on line nelle scuole mediante agevolazioni e accordi con gli editori». Infine il governo viene delegato ad adottare misure di sostegno indiretto all’editoria con «incentivazione fiscale degli investimenti pubblicitari». Sempre l’articolo 3 si occupa di «rendere l’accesso ai prepensionamenti per i giornalisti più uniforme alla normativa generale in materia e a razionalizzare la composizione e le attribuzioni del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti» con decreti legislativi informati ad alcuni «principi e criteri» come la «ridefinizione dei requisiti di anzianità anagrafica e contributiva» e la «razionalizzazione delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e riduzione dell’attuale numero dei componenti fino ad un massimo di diciotto consiglieri».

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