Sindacati Regionali di Stampa

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Ordine: c’è la guerra delle quote. E la Lombardia diserta la serata all’Expo: “Gesto di attenzione per la categoria”

Il Consiglio nazionale tre giorni all'Expo

Il Consiglio nazionale tre giorni all’Expo

Sedie vuote e un pieno di polemiche. L’Ordine dei Giornalisti della Lombardia che si mette di traverso alla soirée organizzata in occasione di un convegno ad Expo dall’Ordine nazionale. Con il consiglio nazionale convocato per l’occasione non nella consueta sede romana, ma proprio a Milano. Tre giorni tra riunioni, appuntamenti culturali e mondani, di cui in blocco i consiglieri regionali contestano  l’opportunità. La vicenda viene fuori su ilfattoquotidiano.it, in un pezzo a firma di Andrea Tundo, che non solo racconta la scena, ma scava anche sui retroscena. Sì perché dietro questa vicenda si annida un vecchio contenzioso, finito nelle aule di giustizia, che ha trasformato in voragine i rapporti politici tra Roma e Milano. Il presidente nazionale Iacopino para subito i colpi: il costo della trasferta ad Expo non supera quello di un’ordinaria riunione del consiglio nazionale, anche perchè gli accompagnatori dovranno mettere mano al portafogli per pagarsi la cena e le stanze d’albergo sono state bloccate “con lungimiranza” a 130 euro, in tempi in cui i prezzi non erano ancora volati alle stelle. Insomma non si andrà molto oltre i centomila euro che normalmente vengono contabilizzati per le assemblee romane. Che a fine anno pesano sul bilancio per una somma che da ottocentomila euro può arrivare anche a un milione. I consiglieri lombardi non usano la parola sperpero, ma parlano di un gesto di attenzione in un momento difficile per la categoria: insomma, almeno la cena si poteva evitare. Ma Iacopino si giustifica dicendo che raccogliere tutti gli ospiti in un’unica sede foss’anche la sala Belvedere del palazzo Pirelli, consente di non rimborsare a 144 persone ricevute di pasti consumati in giro per la città. Come sempre dipende dalla leggerezza del buffet. Dietro tutto questo, oltre al senso di opportunità, c’è un’annosa vicenda di quote che l’Ordine della Lombardia non avrebbe girato al nazionale, all’incirca cinquantamila euro, a cui si aggiungono i novantamila che Iacopino ha richiesto come danno, una volta che la questione è finita in Tribunale. A Roma quei soldi non sono arrivati in seguito alla decisione dell’Ordine milanese di non far pagare gli allievi delle tre scuole di giornalismo e di dare una mano ai colleghi morosi in situazione di difficoltà. I morosi, per la maggior parte pubblicisti, sono comunque stati cancellati con revisione. Da parte loro a Milano aspettano ancora quanto dovuto come contributo per la formazione: si era ipotizzata una compensazione, ma anche questa non è andata a buon fine. Quindi avanti con le cause, che tanto alla fine pesano solo sui bilanci e quindi sulle tasche dei colleghi. Certo, volendo andare ancora più indietro dovremmo parlarne un po’ di quei centomila euro a riunione per le assemblee di un organismo pletorico che ormai da anni non trova la via di una riforma, del progetto avanzato da Carlo Bonini e Pino Rea per snellire il Consiglio portandolo a una composizione essenziale e rappresentativa, progetto miseramente abortito. Ma dovremmo parlare anche della indicazione arrivata in maggio, a tutti gli ordini regionali, su una dilatazione dei tempi di revisione sino a un massimo di due anni, per non arrivare, come la legge prevede, alla cancellazione dei colleghi non in regola con i requisiti professionali, compreso il versamento delle quote. Una decisione che nove consigli nazionali (compresa la Lombardia) hanno duramente contestato. Comunque la si guardi c’è qualcosa che non funziona. Ma da tempo. Non ci sono solo le aziende, tra stati di crisi e mobilità, a prosciugare le tasche della categoria, ma anche qualche incrostazione interna su cui tutti fanno ammenda a parole senza che poi nessuno metta mano con i fatti. Che dire, purtroppo anche questa è la stampa. Senza più bellezza.

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