Sindacati Regionali di Stampa

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Riforma Inpgi: c’è chi non ne azzecca una

Inpgi verso la riforma

Inpgi verso la riforma

In principio furono i fondi per finanziare i prepensionamenti. Conteggi completamente sballati – poi smentiti con dati e tabelle dalla direzione generale dell’Inpgi – pensati per illudere molti colleghi e colleghe e provare a screditare (senza riuscirci) i dirigenti degli enti della categoria. Poi è toccato alla manovra Inpgi. Ricordate? Quella che – a sentire loro – non sarebbe mai stata approvata dal cda. Che, invece, ha fatto esattamente il contrario. E, per restare in tema di manovra, l’ultima invenzione si chiama “esodate”. Una categoria completamente estranea alla manovra approvata dal Cda dell’Istituto, ma evocata sempre dalla stessa parte al solo scopo di creare allarmismo. Peccato che anche questa volta il ballon d’essai, la bufala di fine agosto, sia durata soltanto qualche ora. Il tempo di permettere all’Inpgi di mettere a punto l’ennesima smentita. La manovra di riequilibrio dei conti dell’Istituto non ha mai messo in pericolo il diritto al pensionamento anticipato delle giornaliste che avevano cessato il rapporto di lavoro prima del 27 luglio scorso, giorno di approvazione della riforma. Come è evidente, non ne azzeccano una. Adesso c’è un’ultimissima tentazione: quella di lanciarsi in un’analisi della relazione dell’attuario dell’Inpgi allegata alla riforma per provare a insinuare il dubbio che la delibera di luglio sia stata un esercizio inutile perché l’Istituto è comunque condannato al default. La tesi è che la manovra andava fatta prima. Nessuna riflessione, invece, sulle cause che hanno reso necessaria e improcrastinabile la riforma: a parte la lunga fase di recessione, accordi sindacali sottoscritti (indovinate da chi?) per concedere generosamente prepensionamenti e contratti di solidarietà. È chiaro che chi alimenta la disinformazione e genera paure punta soltanto a ritagliarsi un attimo di notorietà. Un tentativo disperato per conquistare visibilità, soprattutto alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali per la categoria, dopo essere uscito con le ossa rotte dal Congresso della Fnsi ed aver preso atto di contare, in termini percentuali, molto meno del prefisso telefonico di Milano. Di loro e delle loro elucubrazioni mentali non bisogna occuparsi. A meno che non si voglia rischiare di diventare come loro. È assolutamente legittimo che in una fase di profondi cambiamenti per la categoria e per l’Istituto previdenziale in tanti siano assaliti da dubbi e perplessità. È però preferibile rivolgere le proprie domande agli uffici competenti, piuttosto che andar dietro a qualche ciarlatano o incantatore di serpenti che imperversa sulla rete. Di loro è meglio non curarsi: una risata li ha già sepolti.

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