Sindacati Regionali di Stampa

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Tutti all’Inps? Ecco quello che i “lupi grigi” non vogliono dire

Gianfranco Summo

Gianfranco Summo

di Gianfranco Summo

Circola in rete una nota del collega Paolo Mastromo. E’ un commento all’analisi di Alessandra Costante sulla manovra Inpgi, pubblicata su questo sito e ripresa in coda alle tesi di Mastromo, che a mia volta ho voluto confutare visto che sottoscrivo le valutazioni della collega Costante sui “lupi grigi”.

“Mi spiace, collega Paolo Mastromo, ma le tue argomentazioni non mi hanno convinto. Soprattutto perché, pur se abilmente, sei sfuggito ai temi proposti da Alessandra Costante ricorrendo anche a giudizi di sufficienza sul piano personale, che tuttavia non cambiano la sostanza delle questioni. Però mi è piaciuta la tua esposizione schematica e mi permetto di utilizzare lo stesso metodo. Intanto mi presento. Sono caposervizio a “La Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari, ho 25 anni di anzianità contributiva e il mio stipendio medio mensile netto è di 3mila euro. Mi piacerebbe che nel serrato dibattito (pre elettorale) sul futuro dell’Inpgi ognuno di noi dichiarasse stipendio netto o pensione netta e anzianità contributiva (quella effettiva, non quella ottenuta con gli “scivoli”, in passato anche 15 anni di contributi figurativi a carico dell’Inpgi vale a dire a carico di tutti noi). Io non “occupo” nessuna carica: sono stato eletto, secondo le regole che ci siamo dati, nel cda della Casagit e nel consiglio regionale dell’Ordine di Puglia, incarichi dai quali non traggo stipendi né prebende. Quindi mi permetto di considerarmi senza dubbio indipendente, tant’è che intervengo a titolo assolutamente personale (quindi sarebbe bello che eventuali repliche a questo mio scritto tenessero fuori temi, enti e persone che non hanno a che fare con quanto qui esposto: capisco che buttare la palla fuori campo può servire, ma non è elegante). Primo punto: “è una sciocchezza paragonare il trattamento Inpgi a quello Inps e da questo fare discendere ingiustizie varie”, scrive Mastromo tentando poi di confutare gli esempi portati da Alessandra Costante con un paragone del tutto fuorviante. La collega Costante si è limitata a “ricalcolare” le pensioni Inpgi in base ai parametri Inps per dimostrare come gli attuali giornalisti pensionati godono di un trattamento indiscutibilmente più favorevole rispetto a quello che avrebbero ottenuto dall’Inps. Quell’Inps verso il quale intendono spingere l’intera categoria dei giornalisti ancora in attività. Il paragone che Mastromo fa, del centralinista e dell’amministratore delegato della stessa azienda che prendono pensioni diverse, non ha alcuna attinenza con il tema. È ovvio che chi più guadagna, più contributi paga e una pensione più alta matura. Non c’è alcuna ingiustizia in ciò. L’ingiustizia sta nel fatto che nella generazione dei giornalisti pensionati c’è una corrente di pensiero che dietro il tema tecnico giuridico dei diritti acquisiti sembra nascondere un atteggiamento alla Marchese del Grillo: noi siamo noi e le nostre pensioni non si discutono, voi fate un po’ come volete; e se serve a proteggere le nostre pensioni, rassegnatevi all’Inps. Così non c’è bisogno di cambiare alcuna legge: semplicemente si cambia Istituto, tanto le vecchie pensioni invece di ricadere sulle spalle ormai gracili di una categoria allo stremo finiscono a carico della collettività. Geniale. Secondo punto: interessante il discorso di Mastromo sulla solidarietà, sintetizzabile così: e va bene, facciamola un po’ di solidarietà ma mettiamoci d’accordo su quanta deve essere. Beh, la manovra Inpgi fa esattamente questo. Stabilisce quanta solidarietà intergenerazionale possiamo fare per garantire la sopravvivenza dell’Istituto e delle sue prerogative. Nessuno mai si sogna di dire che un pensionato è un parassita. Ma il tema delle pensioni maturate con criteri ormai irripetibili e insostenibili e sulle spalle di una platea di attivi sempre più poveri, precari e con scarse prospettive di crescita è un tema nazionale, trasversale a tutti i lavori e le professioni: è il cuore del dibattito politico sociale del Paese, mi sento anche in imbarazzo a doverlo evidenziare. Se riusciamo a mettere per un momento da parte le disquisizioni giuridiche, il ragionamento proposto da Alessandra Costante, e che sta alla base della manovra Inpgi, è che con un piccolo sacrificio pro capite possiamo provare ad innescare un principio virtuoso finalizzato ad includere nuovi contrattualizzati, con relativi stipendi e contributi. È una politica gestionale così scandalosa ? A me non pare. Anche perché si parla sempre dei sacrifici dei pensionati (poche decine di euro al mese per pensioni oltre i 90mila, ha ricordato la collega Costante) ma è opportuno ricordare che anche gli attivi contribuiscono alla solidarietà di sistema visto che la manovra prevede sia un aumento della percentuale contributiva a loro carico che una riduzione del coefficiente di rivalutazione delle loro future pensioni (ammesso che ci arrivino). E fin qui non si è parlato di un’altra faccia della solidarietà che rende ancora più inquietante la disinvoltura con la quale quasi si invoca l’avvento dell’Inps. L’Inpgi, non dimentichiamolo, non eroga solo pensioni ma garantisce anche gli ammortizzatori sociali ai colleghi in difficoltà. E le indennità di disoccupazione e cassa integrazione erogate dall’Inpgi (con i soldi degli attivi, senza gravare sulle finanze pubbliche) sono sensibilmente più favorevoli per importo e durata ai trattamenti garantiti dall’Inps. Ma questo tema appassiona poco i pensionati, mi pare. Terzo punto: e qui confesso che mi trovo in difficoltà, l’abilità espositiva di Paolo Mastromo quasi mi conquistava. Tuttavia prima argomenta che se il mondo sta mandando in soffitta le professioni non è colpa di nessuno dunque ora bisogna solo preoccuparsi di salvare le pensioni di chi ce le ha ma anche quelle (meno male…) di chi si trova in mezzo al guado; poi dice che in realtà qualcuno qualche colpa ce l’ha e sono gli attuali amministratori dell’Inpgi che varano questa manovra solo per salvare le poltrone. Insomma un modo astuto per tacitare tutto e tutti con l’argomento finale: governo ladro. Intanto tra sette mesi si vota e avremo tutto il modo di cambiare i vertici dell’Inpgi come meglio potremo, si usa così in democrazia. Poi nessuno deve dare lezioni di etica, ovviamente, neppure tra le righe. Però si continua a parlare di soldi e calcoli previdenziali, ma verrebbe anche da chiedersi se le vecchie generazioni non hanno forse qualche responsabilità per lo stato nel quale versa la professione. E sarebbe anche opportuno dire qualcosa su chi percepisce la giusta e meritata pensione e contemporaneamente continua a lavorare in uffici stampa o addirittura nelle stesse redazioni dalle quali ha fatto finta di uscire. Ma su questo è più giusto che si esprimano i tanti ex giovani precari in attesa di una speranza. Un’ultima considerazione e davvero non è una domanda retorica anche se potrebbe sembrarlo: ma i pensionati che tifano per l’Inps sono certi che quell’approdo renderebbe intoccabili i loro assegni? Infine anche io mi permetto di dare qualche contributo alla lettura, propongo due articoli che condivido e che spiegano molto meglio di come ho tentato di fare io che cosa sta succedendo nel nostro Paese e, quindi, nella nostra amata e amara professione.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/05/18/la-favola-dei-diritti-acquisiti23.html

http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/Se%20i%20pensionati%20guadagnano%20pi%20dei%20ragazzi%20di%2040%20anni.aspx

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