Sindacati Regionali di Stampa

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Lorusso: “Sulla riforma dell’Ordine ripartiamo dalla proposta esistente”

Raffaele Lorusso, segretario generale Fnsi

Raffaele Lorusso, segretario generale Fnsi

Tempi brevi e soluzioni che rispondano ai grandi cambiamenti attraversati nel corso del tempo dalla professione giornalistica. La riapertura del dibattito su una non più prorogabile riforma dell’Ordine dei giornalisti, rilanciata in questi giorni dall’onorevole Pino Pisicchio, trova puntuale risposta sul fronte sindacale, con un invito forte alla politica a ragionare non tanto su nuove ipotesi, quanto su quel progetto già approvato dalla Camera che, sulla materia, punti fermi concreti ed importanti. “La Fnsi prende atto con favore della disponibilità ad avviare un confronto sulla riforma dell’Ordine dei giornalisti, manifestata dall’onorevole Pino Pisicchio. – afferma in una nota il segretario generale, Raffaele Lorusso – Il sindacato auspica che la riforma venga approvata in tempi brevi, partendo dal presupposto che l’attuale organizzazione professionale è lontana dalla realtà del mercato del lavoro. Sarebbe pertanto auspicabile – osserva Lorusso – che, dopo tanto silenzio, anziché ragionare di nuove proposte, alcune delle quali potrebbero alimentare il legittimo sospetto di voler lasciare inalterato l’insostenibile status quo, si rimetta in pista la proposta di legge di riforma approvata dalla Camera nella passata legislatura. Quella proposta, che potrebbe comunque essere ulteriormente arricchita, ha il pregio di mettere mano alla composizione del Consiglio nazionale, riducendo il numero dei consiglieri e assegnando la maggioranza ai giornalisti professionisti, ossia a chi esercita la professione in via esclusiva, ma soprattutto prevede l’istituzione del Giurì per l’informazione, che rappresenterebbe un presidio a tutela dell’etica e della deontologia, nell’interesse dei cittadini. Il sindacato considera imprescindibile riconoscere l’iscrizione e la permanenza nell’Albo a coloro che esercitano effettivamente la professione, i quali – così come avviene per altri albi professionali – devono essere titolari di una posizione previdenziale attiva presso l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani. Al netto di pochi casi particolari, legati a situazioni di sfruttamento e di mancato inquadramento da parte di aziende editoriali, da denunciare e perseguire nelle sedi competenti, mantenere l’iscrizione all’albo di circa 50mila giornalisti senza alcuna posizione previdenziale è uno scandalo non più tollerabile”.

fonte: http://www.fnsi.it

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