Sindacati Regionali di Stampa

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Prepensionamenti: l’Inpgi risponde con i numeri Lorusso: “I dati sgombrano il campo dalle insinuazioni”

La sede dell'Inpgi

La sede dell’Inpgi

Il direttore generale dell’Inpgi risponde, dati alla mano, alle volgari insinuazioni diffuse da un’ex componente della Segreteria della Fnsi che, evidentemente non ancora rassegnata all’idea di essere uscita sconfitta e pesantemente ridimensionata dal Congresso, ipotizza scenari da fantascienza, complotti istituzionali e non meglio precisate manipolazioni delle cifre. Peccato, però, che tutti i dati relativi ai prepensionamenti siano certificati dall’Inpgi in forza di legge e sottoposti alla vigilanza dei ministeri competenti. Se si vuole condurre una campagna elettorale in questo modo sconsiderato e pericolosamente diffamatorio, sicuramente i giornalisti italiani sapranno giudicare, separando il dovere istituzionale di un ente dagli interessi personali di soggetti che si qualificano da soli.  “I dati diffusi dal direttore generale dell’Inpgi sull’effettivo peso economico dei prepensionamenti – è il commento del segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso – fanno chiarezza e sgombrano il campo da strumentalizzazioni, dietrologie e insinuazioni. Tutto il resto rientra nel campo delle elucubrazioni mentali di chi, pur di conquistare visibilità, disegna scenari di pura fantasia, lanciandosi in operazioni di mera nostalgia”. Queste nel dettaglio le precisazioni della direttrice generale dell’Inpgi Mimma Iorio. “Con riferimento alle argomentazioni illustrate da Daniela Stigliano in merito alla questione della copertura finanziaria dei trattamenti di prepensionamento ex legge 416/81, è necessario evidenziare alcune inesattezze – sia di natura contabile che metodologica – che hanno portato l’autrice della nota a formulare conclusioni evidentemente infondate. Muovendo dalla considerazione che, a decorrere dal 2009, una parte del costo dei prepensionamenti – costituita dalle annualità di anticipo rispetto a quelle di ordinaria maturazione del diritto e la quota dello “scivolo” permanente – sono stati posti a carico dello Stato (per un importo di 20 milioni annui) e degli editori (che finanziano il 30% del costo di ciascun proprio prepensionato) è stato ricostruito in 423 milioni di euro il volume complessivo, nell’arco temporale che va dal 2009 al 2019, delle somme destinate a tali trattamenti, giungendo alla conclusione che, suddividendo tale importo per quello del costo medio di ciascun prepensionato (valorizzato in 350 mila euro), il numero di giornalisti che potrebbero accedere a tale trattamento risulterebbe pari a 1.209 unità, contro le circa 900 che l’Istituto avrebbe stimato. Di conseguenza, sono state avanzate delle perplessità – la cui natura ci si riserva di approfondire in relazione all’eventuale sconfinamento nel campo delle illazioni dal tenore potenzialmente diffamatorio per l’Ente – in ordine all’effettivo impiego delle somme destinate a tale “ammortizzatore sociale”, ipotizzando un diverso utilizzo finalizzato a fronteggiare asserite difficoltà contingenti di liquidità nel pagamento delle prestazioni e degli stipendi. Al di la, come detto, di ogni ulteriore valutazione relativa a tali ipotesi – decisamente risibili, stante la circostanza che i finanziamenti cui si fa riferimento non sono affatto “liquidi”, in quanto sono riferiti a somme che l’Ente non ha ancora incassato poiché riferite o a periodi futuri (come nel caso del finanziamento statale per le annualità dal 2015 in poi, che verrà erogato dietro presentazione di specifico consuntivo alla fine di ciascun anno) o ad eventi non ancora realizzati, come il versamento del 30% del costo dei propri prepensionati da parte degli editori, che avviene solamente quando si verifica l’accesso al trattamento – è opportuno ricondurre la fattispecie nell’ambito di un contesto serio e oggettivamente osservabile. A prescindere da ogni considerazione in ordine al criterio metodologico seguito da Stigliano, le cifre e i numeri utilizzati non rispondono alla realtà dei fatti. Se è infatti plausibile che nel periodo 2009 – 2019 il finanziamento statale ammonterà ad effettivi 220 milioni di euro, le altre poste valorizzate nella nota debbono essere rettificate. In primo luogo, solo una parte minoritaria del gettito contributivo dello 0,60% delle retribuzioni imponibili versato al fondo destinato agli ammortizzatori sociali – e precisamente quella riferita alle sole annualità 2013, 2014 e 2015, corrispondente a 7,8 milioni di euro – è stata utilizzata per i prepensionamenti, mentre la restante quota, riferita alle annualità dal 2009 al 2012, per un importo di 16,7 milioni di euro, è stata destinata al finanziamento degli interventi di cigs e solidarietà. Quindi, l’importo del finanziamento (Stato più quota dello 0,60%) nel periodo di riferimento ammonta a circa 280 milioni (invece dei 296 ipotizzati), cui si aggiungerebbe il 30% a carico degli editori, pari a 119,8 milioni di euro (invece di circa 127 milioni). In definitiva, l’importo complessivo sarebbe di circa 400 milioni di euro, invece dei 423 riportati nella nota.  Ma il vero fattore che evidenzia l’erroneità della stima effettuata è costituito dall’importo di 350 mila euro preso a riferimento dalla Stigliano per indicare il costo medio di ciascun prepensionamento. Tale dato è del tutto infondato e fuorviante. Infatti, è un valore che si basa su una media pensionistica di circa 63.000 euro annui, inferiore a quella risultante sulla base degli effettivi trattamenti potenzialmente erogabili, la cui media è invece di circa 75.000 euro annui e che non tiene conto della quota di onere relativo allo scivolo permanente sul trattamento erogato, da considerare in un arco temporale di 20 anni di durata, che porta il costo reale stimato di ciascun prepensionamento a 467 mila euro. Utilizzando tale importo (che, ovviamente, costituisce un valore medio, tenuto conto che, sul piano reale, esistono singole fattispecie “limite” nelle quali il costo è addirittura superiore ai 600 mila euro) quale parametro per individuare il numero massimo di unità coperte dal finanziamento che si renderà disponibile nell’intero periodo 2009-2019, il risultato che si ottiene è pari ad 860 prepensionamenti, e non – come affermato nella nota – a 1.209. Sono del tutto inesistenti – e frutto di un palese equivoco, pertanto – le circa 300 unità in più di prepensionamenti disponibili rispetto a quelli ufficialmente calcolati dall’Ente. Ne consegue che – di fatto – non è neanche immaginabile ipotizzare la sussistenza di margini di utilizzo di un eventuale “surplus” di finanziamenti destinati all’attuazione della legge 416/81 per fronteggiare qualsiasi diversa esigenza di liquidità, in quanto – semplicemente – tale “surplus” non esiste. Peraltro, il valore di 855 unità è addirittura inferiore al numero di quelli presi in considerazione a tutto il 2015, pari a 955 unità. E’ evidente che la differenza – in incremento – del numero dei trattamenti coperti dal finanziamento rispetto a quello risultante dall’applicazione della “formula” elaborata dalla Stigliano, oltre ad essere imputabile al fenomeno dei c.d. “inoptati”, evidenzia come i calcoli e le proiezioni necessitino di continui aggiornamenti, in quanto basati – come detto – su dati medi e su tempistiche stimate di accesso al trattamento suscettibili ovviamente di variazioni legate alle dinamiche dei fenomeni reali. E’ appena il caso di accennare, peraltro – per mera completezza espositiva – che l’intera gestione dei finanziamenti destinati all’erogazione dei trattamenti in oggetto è debitamente contabilizzata con appositi e specifici conti di bilancio – le cui scritture sono ovviamente soggette alle ordinarie procedure di verifica, controllo e certificazione ad opera dei competenti organismi – e la cui rendicontazione è periodicamente trasmessa, per le valutazioni di rito e in adempimento agli obblighi di legge, ai Ministeri vigilanti”. Inoltre sul sito dell’Inpgi è possibile consultare  una tabella comparativa che sintetizza le argomentazioni esposte.

Un commento su “Prepensionamenti: l’Inpgi risponde con i numeri Lorusso: “I dati sgombrano il campo dalle insinuazioni”

  1. Marcello Zinola
    9 giugno 2015

    Bene. Perché non una class action su questo fronte? Potremmo recuperare denari utili all’Inpgi e al futuro di tutti. E lo dico sinceramente dispiaciuto per lo scivolone della collega Stigliano, spero solo sia tale considerando che la collega quando era nella segreteria Fnsi fu oggetto di violenti attacchi che spero abbia concretizzato in qualche iniziativa di tutela legale nei confronti di chi la indicò come sindacalista poco trasparente e onesta. Sarebbe un’amara scoperta “scoprire” che ha scelto ora lo stesso metodo per le sue battaglie. Mi ha sorpreso mentre nin mi sorprendono da anni le considerazioni di altri che sostengono i ricorsi di chi vuole rimanere al lavoro sino a 70 anni e altre amenità. Conosco bene anche il direttore generale Inpgi Mimma Iorio. La durezza delle sue parole e delle “correzioni” apportate allo scivolone della collega Stigliano sono solari. Ma sono anche convinto che la disinformatia continuerà, anzi se mai possibile, sarà ancora preggiore.

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