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Inpgi: approvato il bilancio. Si va verso la riforma

Il presidente dell'Inpgi Andrea Camporese

Il presidente dell’Inpgi Andrea Camporese

Un anno difficile, per il sistema dell’informazione, che l’Inpgi supera attestandosi su un avanzo di diciassette milioni di euro. Il Consiglio Generale ha approvato infatti il bilancio consuntivo dell’esercizio 2014 che – grazie a tutte le misure finora adottate dell’Ente a loro volta supportate da una prudente e diversificata gestione patrimoniale dell’Istituto – ha potuto registrare un avanzo di gestione pari a circa 17 milioni di euro (24,1 milioni di euro in meno rispetto al 2013), nonostante il pesante aggravarsi del rapporto tra entrate per contributi e uscite per prestazioni, che evidenzia una passività pari a 81,6 milioni di euro, con un rapporto tra uscite per prestazioni ed entrate per contributi pari a 119,95, rispetto al 112,42 del 2013. L’evidente perdurare della crisi del sistema dell’informazione, continua a produrre effetti negativi sull’occupazione e di conseguenza sul monte contributivo. Questi nel dettaglio gli altri dati evidenziati dall’istituto di previdenza. “L’Inpgi ha registrato una riduzione di ben 1.043 rapporti di lavoro subordinato, scendendo pertanto a 15.891 contro i 16.934 del 2013, anno nel quale era stata già evidenziata comunque una riduzione di oltre 800 unità rispetto all’anno precedente. L’analisi dell’andamento del mercato risulta ancor più evidente confrontando il dato del 2014 (15.891 rapporti di lavoro) con quello del 2009 – ultima annualità nella quale si è registrato un incremento occupazionale – pari a 18.859 unità. Negli ultimi 6 anni, pertanto, c’è stata una emorragia di circa 3.000 rapporti di lavoro, pari quasi al 20% della platea attuale. A ciò va, inoltre, sommato l’andamento in crescita del volume delle prestazioni a sostegno del reddito, che con un incremento complessivo di quasi 3 milioni di euro (da 33,5 del 2013 a 36,2 del 2014), mentre sul versante della contribuzione IVS corrente si registra, rispetto all’anno precedente, un calo pari a circa 2,8 milioni. In questo perimetro, le oltre 200 assunzioni – di cui la maggior parte a tempo indeterminato, registrate alla fine dello scorso anno in virtù degli sgravi contributivi concessi dal fondo presso la Presidenza del Consiglio – rappresentano il primo segnale positivo, anche se largamente insufficiente. Dal 2011 al novembre 2014 sono stati operativi gli sgravi deliberati dal Cda dell’Inpgi che hanno comportato l’assunzione di 544 giornalisti. Sulle casse dell’Istituto gravano tra l’altro le spese sostenute per l’attività di intervento in ammortizzatori sociali; per il solo 2014 sono stati infatti spesi 36,2 milioni di euro in indennità (+ 8,1% di spesa per disoccupazione, cassa integrazione e contratti di solidarietà, rispetto al 2013). Il patrimonio accantonato, che supera i 2,3 miliardi di euro, non è stato intaccato, nonostante il grave quadro di sistema. Infatti, il risultato economico complessivo della gestione patrimoniale, che per il 2014 si attesta a circa 45 milioni di euro con un aumento del 6% rispetto al 2013, conferma la validità della politica di investimento dell’Ente, ispirata alla diversificazione degli investimenti delle risorse finanziarie interne. A tal proposito, il rendimento del portafoglio titoli – ai valori di mercato ed al netto dei costi e degli oneri tributari – è risultato pari a 5,97%. Nel comparto immobiliare, continua l’onda positiva degli effetti derivanti dalla costituzione del “Fondo immobiliare Inpgi – Giovanni Amendola”, in cui sta progressivamente confluendo l’intero patrimonio dell’Ente che, nel solo 2014, ha fatto registrare 102,5 milioni di euro di plusvalenze nette, alle quali si aggiungono elementi di efficienza fiscale, legati all’IVA ed alla mancata tassazione sulle plusvalenze non distribuite che porteranno ulteriori risparmi nei prossimi anni.” Per quanto riguarda la gestione separata “la politica degli investimenti dell’Istituto, orientata alla minimizzazione del rischio, ha permesso di ottenere risultati positivi realizzando un rendimento del portafoglio titoli – ai valori di mercato ed al netto dei costi e degli oneri tributari – pari al 3,55%”. “La fase difficile che vive l’Istituto – commenta il presidente Andrea Camporese – aggravata nel corso degli ultimi cinque anni, risulta speculare rispetto ad un mercato del lavoro che ha subito una depressione senza precedenti. La massiccia riduzione degli iscritti attivi, le centinaia di aziende in stato di crisi, la diminuzione della massa retributiva, il forte aumento di pensionamenti e prepensionamenti, rappresentano tasselli di un quadro che va ricomposto. Si tratta di una sfida difficile e imprescindibile che intercetta il quadro normativo generale, i patti contrattuali tra le parti sociali, il posizionamento del sistema delle tutele sociali, la protezione dell’opera intellettuale e la struttura stessa della produzione editoriale. Le politiche attive, messe in campo dall’Inpgi e dagli altri attori del sistema, devono confluire in una riforma di sistema ispirata ai valori di equità, solidarietà, sostenibilità e soprattutto responsabilità condivisa. Il Cda sta elaborando le proposte di riforma, che prevedono sia interventi sulle entrate contributive che misure finalizzate al contenimento della spesa per prestazioni, da sottoporre alle Parti sociali (Fnsi e Fieg) per il parere previsto dalla legge e dal tradizionale confronto che in questi anni è stato sicuramente costruttivo. Il precedente intervento di sistema, adottato nel 2011, ha previsto l’aumento dell’aliquota a carico dei datori di lavoro di tre punti percentuali (l’ultimo entrerà in vigore nel gennaio 2016, dopo le verifiche sui conti previste dall’accordo) e un graduale aumento dell’età pensionabile delle donne. Si è trattato di un importante atto di responsabilità condivisa. Ma le linee di intervento programmate nell’ambito del progetto di riforma elaborata – in adesione ad una visione organica ed equilibrata del complesso e articolato sistema di tutele assicurato dall’ente – dovranno situarsi in un ventaglio di azioni in modo da impattare diffusamente e il più possibile uniformemente sulla platea trasversale dei destinatari, evitando in tal modo di determinare squilibri particolari su specifici e ristretti ambiti tematici. Va detto con chiarezza che l’attuale livello di avanzamento della discussione interna al Cda prevede: azioni graduali e prospettiche che escludano la creazione di scaloni ed “esodati”, salvaguardando scelte di vita già compiute; mantenimento della possibilità di andare in pensione a qualsiasi età con i 40 anni di contribuzione; la non applicabilità dell’aumento dell’età pensionabile in relazione all’aspettativa di vita; la tutela degli accordi in essere connessi agli stati di crisi; un intervento molto limitato sul livello degli ammortizzatori sociali che, per buona parte, discendono da norme generali di legge non modificabili dall’Inpgi; il mantenimento di forme di flessibilità in uscita che consegnino ai singoli la possibilità di decidere la data del proprio pensionamento dentro un quadro di sostenibilità dell’Ente; il mantenimento di sostanziali ed evidenti specificità e vantaggi rispetto al sistema generale garantito dall’Inps. L’impatto complessivo delle misure messe in campo consentirà, in prospettiva, di realizzare un intervento strutturale che garantirà la sostenibilità della gestione nel lungo periodo, aderendo alla mission dell’ente di coniugare l’esigenza di assicurare la stabilità finanziaria nel tempo con l’erogazione di livelli adeguati di welfare in favore degli iscritti. E’ in quest’ottica che tutti coloro che contribuiranno all’adozione e all’attuazione di queste linee strategiche sono chiamati oggi ad una assunzione di responsabilità netta e senza alibi o prove di appello verso le generazioni future”.

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