Sindacati Regionali di Stampa

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“Anche per le vignette valgono le regole della cronaca”

Corte di Cassazione

Corte di Cassazione

Anche per le vignette a corredo del pezzo valgono le regole base previste per la cronaca. Lo ricorda la terza sezione della corte di cassazione con una sentenza pubblicata dal Sole 24 Ore.

“La «riproduzione apparentemente attendibile di un fatto di cronaca deve essere valutata secondo il criterio della continenza delle espressioni e delle immagini e delle vignette e delle foto utilizzate». E inoltre: «Nessuna discriminante è possibile riconoscere allorché la satira diventa forma pura di dileggio, disprezzo, distruzione della dignità della persona». Così la terza sezione civile della Cassazione, ha giudicato «da condannare al risarcimento dei danni morali» la pubblicazione su un quotidiano di un articolo al quale erano stati correlati la fotografia del personaggio al centro della notizia e un disegno umoristico nel quale la stessa persona veniva illustrata con un corno acustico simile a una cornucopia tracimante monete accostato all’orecchio. Nell’articolo, al personaggio in questione era associato l’epiteto di “somaro” La Cassazione ha confermato una sentenza che era stata già emessa in secondo grado e contro la quale avevano presentato ricorso l’autrice dell’articolo e l’editore del giornale. La terza sezione civile della Corte suprema, dopo aver ricordato che «il diritto di satira, di rilievo costituzionale e internazionale, costituisce una manifestazione del diritto di critica, che a sua volta esprime il libero arbitrio della persona», ha però sottolineato che «nell’attuale contesto della democrazia italiana i cosiddetti principi primi che regolano la libertà del pensiero derivano dal contenuto intrinseco di ogni libertà che trova nella responsabilità e nel dovere la sua concreta ed evolutiva considerazione». Da evidenziare, inoltre, che i fatti al centro della sentenza della Cassazione risalgono al 1997, che il Tribunale di Napoli, nel 2005, rigettava la richiesta risarcitoria della persona trattata nel servizio giornalistico e che nel 2011 la Corte d’appello, al contrario, accoglieva il ricorso di quest’ultima. Dopo il ricorso della giornalista e dell’editore la vicenda si è chiusa con la sentenza della Cassazione del 7 novembre scorso e con le motivazioni espresse oggi. Quasi vent’anni per dire una parola conclusiva a una causa di diffamazione a mezzo stampa.”
Adriano Moraglio – Il Sole 24 Ore

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