Sindacati Regionali di Stampa

Il nuovo blog delle sindacaliste e dei sindacalisti delle Associazioni regionali di stampa della Fnsi

Tanto per dileggio: cronaca quasi comica dei 4 giorni di assise

DIARIO SEMISERIO DI UN GIORNALISTA CLANDESTINO
di Fred Stand

Martedì 27 gennaio 2015

Nel 70esimo anniversario della Liberazione di Auschwitz, circa 500 giornalisti iscritti, senza nessuna colpa, alla FNSI sono stati trasferiti a Chianciano per accondiscendere al XXVII congresso, lungamente atteso dai baroni delle province che volevano “defrancosiddizzare” la Segreteria nazionale.
Nella depauperata località termale in provincia di Siena, durante i giorni della Merla, non girava nessun essere umano indigeno e le terme erano chiuse. Il paese, adeguatamente inospitale, lo avevano scelto gli indefessi organizzatori romani per evitare le fughe di piacere dei delegati che, indeboliti dal freddo e privati dello shopping, erano ormai persuasi a seguire i lavori.

I giornalisti hanno fruito della sistemazione in ordine di importanza. 1) I maggiorenti nel Grand Hotel Excelsior, dove c’era la sala convegni e si mangiava il prosciutto crudo a punta di coltello. 2) I votanti stavano rinchiusi ne ‘Le Fonti’, albergo aperto per l’occasione dopo tre anni di abbandono, con stanze meno panoramiche e fievolmente riscaldate. 3) Gli ospiti, ovvero quelli che non contano mai nulla, sono finiti oltrecortina all’hotel Moderno, 200 metri più in basso dell’acropoli. Fatto l’accreditamento, ogni invitato ha ricevuto preziosi doni: ai grandi elettori spettava un sacco di tessuto nero con volume sulla ‘civiltà delle acque in terre di Siena e di Maremma’ più una seconda borsa in similpelle, da regalare al primo malcapitato incontrato nel ritorno a casa. Per gli accompagnatori, il Touring Club aveva riservato, gratuitamente, la mappa stradale della Val d’Orcia e Val di Chiana e una scontatissima offerta delle Terme Sensoriali.

Mancando due ore alla prima cena, era necessario nominare il presidente del Congresso. La scelta è ricaduta sul compagno Giovanni Rossi, per due motivazioni essenziali: la prima, per separarlo dall’altro Giovanni Rossi, segretario Sigim che appariva molto più giovane e bello. La seconda, per evitare di scambiarlo con l’omonimo Giovanni Rossi, di anni 98, morto nello stesso giorno nella vicina Montepulciano, ancora fresco di sepoltura. Dopodiché, il vecchio -ma vivente- presidente Giovanni Rossi ha passato la parola al segretario Franco Siddi, per un breve saluto ai convenuti, non considerando che il segretario uscente avrebbe tenuto un’ultima radunata. Conforme al suo stile antiargomentativo e antisillogistico, Siddi si è esibito in una filatessa di tragiche metafore: Shoah, Charlie Hebdo, i kalashnikov, un pensiero di Anna Frank…facendole sembrare come i tristi presagi della sua imminente uscita dalla scena. Ma non c’era più il tempo per piangere a dirotto. Grazie a Dio, vigeva l’obbligo di mangiare dalle 20 alle 21, ognuno nel proprio albergo, sapendo che non si sarebbero trovati negozi alimentari aperti fino a Perugia.
Così, dopo la ribollita, la pasta al sugo e il pollo arrosto ognuno si è ritirato nelle propria stanza, immaginando quel che sarebbe successo l’indomani.

Mercoledì 28 gennaio

Dalla sera prima, già circolava la “voce” che Siddi avesse scritto 60 cartelle. Con un calcolo verosimile di 2 minuti a cartella, più i sospiri, le pause e le digressioni si sarebbe consumato tutto il tempo, dalla colazione al pranzo. C’era chi voleva darsi una revolverata in testa, chi chiamava i parenti, mentre i giovani più focosi avevano pensato bene di chattare con l’amante. I gaudenti più intraprendenti, invece, hanno organizzato la prima gita fuori porta: a Pienza, meraviglioso borgo rinascimentale costruito da Enea Silvio Piccolomini, papa Pio II, ricordato nelle Facoltà di Lettere per la sua cultura umanistica e le conclamate avventure ‘sentimentali’. I fuggiaschi, in questo modo, sono riusciti a visitare la piazza con il famoso Duomo, a passeggiare lungo il belvedere dal quale si ammira il Monte Amiata e, importunando il sindaco comunista della meravigliosa cittadina, a visitare l’antica residenza dei Priori, (l’attuale Municipio). Infine, si sono impegnati nel doveroso rifornimento di salame toscano e pecorino di Pienza, prima del gran finale nella trattoria ‘Latte di Luna’, nella quale con pochi denari si degustano le pappardelle al cinghiale, cacciagione varia, dolci tipici della Toscana. In seguito, si sarebbe scoperto che l’unico giornalista a sentire per intero l’asfittica autobiografia di Siddi è stato Gianni Svaldi, ex direttore del Corriere del Giorno di Taranto, il quale dopo tanto stress aveva assunto le fattezze di Barabba nell’iconografia cristiana.
Nel pomeriggio, per avviare il libero dibattito è salito sul podio il tribuno della Calabria: Carlo Parisi, fisico corpulento e una pelata scintillante come quella di Joel Edgerton in Ramses, ha debuttato con una dichiarazione fashion: “non sono venuto con il cappello in testa, né con il cappello in mano”; praticamente si stava presentando come un eroe scappellato, che sfidava il freddo esterno e i pregiudizi verso la sua terra d’origine. “La Calabria vanta 882 iscritti in più che pagano 80 euro”.
“Mentre in altre parti le redazioni chiudono, noi abbiamo le sale stampa che aprono…e mandiamo le ispezioni nelle aziende, perché il giornalismo si paga”. Carlo Parisi, accompagnato e benedetto dal collega in clergyman Don Strangio, posava da profeta del giornalismo calabro.

Dopo Ramses, altri oratori hanno sprigionato una massa sonora e vibrante di ipotesi demoniache: il presidente dei Cronisti italiani Guido Columba ha scandito un “No! a Giulietti”, colpevole di diversi mandati parlamentari. Daniele Bungaro, in preda alla disperazione esistenzialista, ha chiesto ai garantiti di non abbandonare i freelance. Massimo Zennaro, radiocronista apologista di Chievo e Verona, ha fatto per primo il nome di Raffaele Lorusso come segretario. Altri, con cuore sincero, hanno invocato la riforma della RAI, lodato la professionalità degli uffici stampa, innalzato le mani al cielo, annunciato “chiude il giornale Europa, avendo zero debiti”. La disputa sindacale si stava trasformando in una potente geremiade: solidarietà dei tutelati verso i precari, un contratto più leggero per tutti, informazione libera e sostenibile, una FNSI federalista, dignità del lavoro, unità sindacale, libertà d’espressione, Lorusso segretario, sindacato aperto ai precari, Lorusso segretario, servizi dalla FNSI come le associazioni regionali, la legge 150 durante i suoi 15 anni utile quanto le vittorie di Pirro…sospirava Tartaglia, Serventi Longhi sognava di avere 40 anni in meno. Infine, La Toscana che dà soldi agli editori se assumono, che ha introdotto il voto elettronico, che gradiva per la sua rettitudine Raffaele Lorusso segretario.

Alle ore 20, la tribù di giornalisti si è ridivisa in tre tronconi, per fame e non per argomenti. Era l’ora della pappa al pomodoro. “Gli ultimi avranno i primi” diceva san Matteo. Infatti, all’Hotel Moderno dove erano schierati gli ospiti che hanno i doveri della riverenza, due simpatiche vecchiette stavano mettendo a tavola i pici con il ragù e l’acquacotta, in grande quantità. E decalitri di “sanguis jovis”, il divino Sangiovese che scruta nel cuore, arrossisce la faccia e macchia le viscere.

Giovedì 29 gennaio

La visita ufficiale della Camusso, stillante benevolenza per chi era già in partenza, ha provocato un’altra defezione dei giornalisti in sala. Un sostanzioso gruppo si è diretto a Montepulciano, luogo natio del poeta Poliziano e capitale del famigerato vino rosso ‘Nobile’. Nel frattempo, gli smartphone sparsi dentro e fuori il congresso comunicavano che Giulietti aveva accettato la nomina a Presidente FNSI, poi l’aveva ritirata, poi l’aveva accettata, poi l’aveva ritirata. Constatato il tormento di Giulietti, i vertici dell’Usigrai avevano deciso di puntare su Santo Della Volpe, una vecchia e robusta pianta con la radice dei giusti.

Dopo aver ingrassato le agenzie con le brevi sugli ospiti nazionali intervenuti, i proletari della comunicazione hanno ripreso a mietere grano e loglio. Una proposta intelligente ha tentato di risolvere un’incongruenza semantica: non vivendo più di sola “Stampa”, forse sarebbe opportuno ribattezzare la FNSI con un titolo più ammodo, per esempio Federazione Nazionale Giornalisti Italiani.
In ogni riunione sindacale, la zizzania cresce soprattutto nell’animo dei ‘pensionati’ che, lo dice la parola stessa, sono quelli “nati con la pensione” (gli altri sono i pensio-morti). Questi beneficiati dell’INPGI sono sempre più terrorizzati dall’onesto Camporese, che continuamente dimostra come il granaio si stia svuotando. Cosa fare, dunque? Bisogna alzare l’età pensionabile? O sospendere la pensione a chi lavora? Tutti vorrebbero andare incontro alla morte con INPGI e CASAGIT in salute, ma come possono i giovani lavorare per garantire le pensioni se i pensionati continuano a lavorare? Iacopino da Todi, il poeta futurista inventore del ‘Toc Toc’, perché non dà il buon esempio, ritirandosi da Fiuggi o a Fiuggi? Insomma, come aiutare i senza tetto del giornalismo?

Giovanni Rossi Junior, nelle Marche ha dichiarato di pagare la partita IVA a chi fattura sotto gli 11mila euro, Martellotta da Bari ha sostenuto la presenza dei professionisti anche nei siti. Ed ecco che sono emersi altri scongiuri: bisogna aumentare la vigilanza per l’evasione contributiva, organizzare i disorganizzati, l’ennesimo ‘Lorusso segretario’ (dal Veneto), urge la tutela legale dei precari da parte della FNSI, l’equo compenso deve diventare prassi, è ora di inchiodare un giornalista nel consiglio di amministrazione delle aziende editoriali, aumentino i sindacalisti preparati nel proselitismo e nell’assistenza, un categorico farsi carico di chi è indietro, uscire fuori dal tunnel con l’unità sindacale.
In conclusione il Trentino, che presentava la delegazione più colorita, ha invocato per tre volte Lorusso come segretario. Ed ecco che l’uomo di Conversano si è presentato.

L’intervento di Lorusso

“Grazie a Siddi per i 7 anni. Sento di dover salvaguardare l’occupazione e l’inclusione” (che separate danno l’occlusione), ha esordito Don Raffele, “dico Sì al contratto che verrà”.
Poi, dedica un pensiero ai colleghi adulti e precari o precari perché adulti. Immagina il nuovo patto per il lavoro e una nuova cabina di regia per la FNSI. Dichiara di voler salvaguardare le esperienze regionali e si infiamma per l’ingiusta assenza dei colleghi napoletani. Esige per i giornalisti il diritto d’autore come in altri paesi d’Europa, dà il pieno sostegno ai colleghi della RAI, invita a leggere un misterioso rapporto ONU come guida salda alla conoscenza, infine si abbatte sui qualunquisti con Franco Antonicelli, antifascista saggista parlamentare piemontese con il padre di Gioia di Colle.

Lorusso, al solito, è atteso dai fedelissimi per le sue eccentriche citazioni.

A Bari aveva precettato gli accidiosi con Salvemini: “Compito della classe dirigente è trasformare la protesta in riforma”.
A Castellaneta, aveva disseppellito Christian Jacq, un egittologo francese: “Quando soffia forte il vento contrario, c’è chi innalza muri e chi costruisce mulini”.
A Chianciano, ora si stava conquistando la pole position con la scritta in ebraico letta sul frontespizio dell’Università di Tel Aviv: “Direttamente ai fatti”.

Venerdì 30 gennaio

È il grande giorno. I delegati sono pronti per le urne, ma prima, per la terza volta, parlerà Franco Siddi. Tutti sono imprigionati nella sala e per addomesticarli alla presenza e alla sopportazione hanno offerto loro 1.000 Ferrero Roché. Ebbene, l’ultima allocuzione di Siddi diventerà memorabile: “Torno al mio giornale…” seguita dall’unica pausa azzeccata in tre giorni di tentativi falliti. Ma non c’è stato un solo giornalista sano di mente che ha creduto all’adempimento della sua promessa.
Siddi coltiva Mandela, un mito della storia: “Vincitore è un sognatore che non si arrende mai!”. Ringrazia Serventi Longhi per l’unità del “piccolo, ma grande sindacato”. Ha due sentimenti contrastanti: tanta fermezza contro Feltri e Berlusconi, che sovente lo hanno attaccato; una contenuta commozione per le tenerezze di Barbagallo della CISL. Farfuglia qualcosa sullo sciopero del 3 ottobre 2009, conferma la portata della crisi: “Sono solamente 15.600 i giornalisti occupati”. A spizzichi e bocconi, spiega che siamo in una tempesta, non in un temporale. Riprende l’autodenuncia “non sono un boss, non ho correnti, gli ultimi due anni sono stati un calvario; molti aspettavano questo congresso. Ho resistito con l’aiuto di Roberto Natali e Rossi; non ho ricchezza, né maggiordomi, faccio la spesa il sabato…”. Vorrebbe beneficiare gli ascoltatori con Sant’Agostino preso in porzione da dessert, ma non trova il foglio e un energumeno scostumato gli grida “Abbi pietà!” nel senso di smettere di parlare. Siddi accetta l’esortazione e continua per altri 20 minuti; dichiara per chi voterà…e saluta tutti, senza saper uscire di scena tra gli applausi. Ruvido e ormai appartato lascia una lacrimuccia sulla spalla di un amico.

A tarda sera, con 213 voti su 309 Raffaele Lorusso ha preso il suo posto. Ripete il motto del suo mandato “direttamente ai fatti” e dà l’abbraccio più sentito a Enrico Ferri, from Padova, soprannominato ‘Oriali’ per la sua straordinaria capacità di difendere, impostare il gioco e vincere le sfide finali.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 febbraio 2015 da in Congresso, Fnsi con tag , , , , .

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