Sindacati Regionali di Stampa

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Raffaele Lorusso: “Fnsi inclusiva e lavoro le sfide del futuro”

Raffaele Lorusso

Raffaele Lorusso

Riportiamo di seguito l’intervento pronunciato ieri dal palco del XXVII Congresso nazionale della stampa italiana dal candidato segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso.
“Siamo una categoria che come il resto del paese ha vissuto stagioni felicissime che non torneranno più. Oggi dobbiamo essere attori di futuro ed essere attori di futuro significa – ha esordito Lorusso – lavorare intorno a una visione strategica in cui la priorità non è solo quella di salvaguardare l’occupazione, ma anche e soprattutto di costruire percorsi di inclusione che assicurino diritti, tutele, garanzie e forme di rappresentanza a chi nella professione non ne ha affatto. Questo è un passaggio obbligato e controcorrente se pensiamo che viviamo in un’epoca in cui si discute di come smantellare lo stato sociale e buttare giù i pilastri della contrattazione collettiva. Io il contratto l’ho firmato perché ero convinto che il contratto andava firmato. Le ragioni per cui quel contratto andava sottoscritto – ha detto Raffaele Lorusso – io le ho sentite questa mattina dal segretario Camusso e ho visto alzarsi colleghi che per mesi hanno detto che non andava firmato. La discussione ora si deve spostare sul contratto che verrà. Noi dobbiamo ragionare in uno scenario completamente diverso in cui la profondità del solco tra i garantiti e i non garantiti si è accentuata ancora di più perché nel frattempo è stato approvato il jobs act. Il nostro compito è rendere più uguali gli attori dell’informazione. La rivoluzione tecnologica ha cambiato la nostra professione – ha proseguito Lorusso – quindi guardiamo a un modello contrattuale che deve salvaguardare tutte le forme del lavoro giornalistico, lavoro autonomo e dipendente. Ci siamo trovati a fare i conti con la legge sull’equo compenso, una legge scritta malissimo e declinata e applicata ancora peggio. Ci troviamo di fronte a editori che si sono inventati dei meccanismi di moltiplicazione al ribasso per cui tu scrivi e meno ti pago. Bisogna richiamare la Fieg alle proprie responsabilità perché pacta sunt servanda. C’è una fascia di 40enni e 50enni espulsi dalle redazioni che vanno accompagnati con percorsi di formazione permanente e di reinserimento lavorativo. Non dobbiamo rassegnarci all’idea che avere un lavoro sia un colpo di fortuna o che chi lavora sia un privilegiato. Noi abbiamo bisogno di lavoro regolare con garanzie previdenziali assicurative e assistenziali. Per far questo dobbiamo intervenire sulla struttura organizzativa della Fnsi che deve avere un rapporto più stretto con tutti gli organi della categoria in particolare Inpgi, Casagit e Fondo complementare. Costituire un cabina di regia nella quale si faccia sistema con uno sguardo prospettico d’insieme e si ragioni di servizio alla categoria intraprendo vari percorsi come la formazione sfruttando anche la programmazione europea. Sarà anche necessario salvaguardare le azioni positive realizzate sul territorio. Le associazioni regionali di stampa – ha detto ancora Raffaele Lorusso – sono il centro di questa Federazione e da loro dobbiamo partire. E parlo di 20 associazioni non 19 quindi Napoli deve rientrare al più presto nel patto federativo. Dobbiamo poi guardare a tutte le forme di giornalismo, interpretare, raccogliere quelle che sono le istanze di rinnovamento e darci una mission. Serve un confronto serio sugli ammortizzatori sociali, a partire dalla legge 416. A meno che non vogliamo rassegnarci all’idea che l’età pensionabile dei giornalisti sia fissata a 58 anni con tutto ciò che ne consegue in termini di tenuta del nostro sistema previdenziale soprattutto in una fase in cui l’80 per cento degli under 35 enni è precario. Bisogna ragionare diversamente. Bisogna ragionare di Rai e di assetto del sistema radiotelevisivo, di riequilibrio del mercato pubblicitario, di provvidenze per l’editoria nel suo complesso, di riforma degli ammortizzatori sociali, di tutela del diritto d’autore, anche attraverso la tassazione dei motori di ricerca, come avviene in altri paesi europei. La proposta di legge che porterebbe alla cancellazione del reato di diffamazione a mezzo stampa è uno specchietto per le allodole. Dietro la facciata si nascondono norme che vanno chiaramente nella direzione di rendere più difficile il diritto di cronaca. Siamo al 49esimo posto nel mondo per la libertà di stampa. Il rapporto Onu dell’aprile 2014, evidenzia per l’Italia una serie di criticità, dal conflitto d’interesse alla diffamazione: nodi che quella legge non scioglie. Dobbiamo far capire al legislatore che così non va, e soprattutto a chi è venuto in piazza con noi a urlare je suis charlie. Se siamo tutti Charlie cominciamo ad affrontare questi problemi. La riforma della Rai è una battaglia del sindacato. Un servizio pubblico deve essere indipendente dalla politica e dai suoi protagonisti. Non va poi dimenticata l’emittenza locale. Gli imprenditori hanno creduto di poter tenere in piedi le proprie aziende facendo affidamento sui soli contributi statali e sugli ammortizzatori sociali. E ancora: gli uffici stampa pubblici e privati, di cui si è parlato in questo congresso; il precariato, condizione che offende la dignità della persona; i servizi, le consulenze gratuite. Il lavoro autonomo, in tutte le sue declinazioni, non deve essere soltanto tutelato e rappresentato, ma dovrà essere parte integrante del nuovo gruppo dirigente della Fnsi. Noi abbiamo bisogno di una realtà che sia più aderente alla realtà del mercato del lavoro. La sfida è soprattutto culturale. Questo sindacato – conclude quindi Raffaele Lorusso – ha una storia di passioni, di unità, di battaglie per la libertà e i diritti. Questa storia deve continuare. Franco Antonicelli, un antifascista piemontese, scrisse che ci vuole molto, molto amore per distruggere a fondo, molto e tenace orgoglio del passato per rinnovarsi davvero. Io penso che solo con orgoglio del proprio passato il giornalismo italiano potrà essere attore del proprio futuro”.

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