Sindacati Regionali di Stampa

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Giulietti, legge bavaglio: sempre peggio

Beppe Giulietti

Resta alta l’attenzione, e continuano le critiche al disegno di legge, sul testo in discussione in questi giorni in Parlamento in materia di diffamazione (ne parlavamo già qui). Il pericolo è che passino norme che di fatto, pur abolendo il carcere per i giornalisti, trasformino una riforma necessaria nell’ennesimo tentativo di imbavagliare la stampa e sabotare così il diritto-dovere di informare e informarsi. Sul tema riportiamo di seguito un intervento di Beppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, che sarà questa mattina a Trieste per partecipare a “Newsroom, la stanza delle notizie” (per chi fosse in zona l’inizio è previsto per le 11, presso il Consiglio Regionale in piazza Oberdan.

“Che fine hanno fatto molti di coloro che, regnante Berlusconi, non perdevano occasione (peraltro l’ex cavaliere ne produceva quantità industriali), per urlare contro editti, censure, minacce di leggi bavaglio? Non si sono forse accorti che al Senato rischia di essere approvata una legge sulla diffamazione che potrebbe persino peggiorare il testo, per altro gravemente insufficiente, già approvato dalla Camera dei deputati?
Sino ad oggi hanno battuto un colpo, come al solito, Blitzquotidiano, pochi giornali, il segretario della Fnsi, Franco Siddi, l’Unione cronisti, e chiediamo ovviamente scusa a quei quattro o cinque che possiamo aver dimenticato. Eppure gli emendamenti, già presentati al testo base, e che hanno buone possibilità di essere approvati, sono tutti peggiorativi. Le multe restano tali da colpire a morte gli editori, soprattutto i più piccoli, e i cronisti. Le modalità di rettifica previste per blog e siti sono impraticabili. Nessuno sarà mai in grado di vigilare su commenti e forum, comunque sarebbe una modalità di controllo incompatibile con questa forma di comunicazione. Ancora più astrusa la previsione di far celebrare il processo non laddove è domiciliato il sito “Incriminato”, ma nel luogo di residenza del querelante, in modo tale da creare ulteriori complicazioni e costi, sempre a carico di chi cerca di fare informazione. Come se non bastasse non è stata neppure inserita una norma per tentare di contenere quelle che vengono chiamate le “Querele temerarie”, usate come quotidiano strumento di intimidazione preventiva, teso a scoraggiare qualsiasi inchiesta non addomesticata su malaffare, corruzione, mafie di ogni natura e colore.
L’insieme di queste e altre norme rende trasparente il disegno di comprimere ulteriormente il diritto di cronaca ed il quello dei cittadini ad essere informati. L’abrogazione della previsione del carcere per i giornalisti, per altro esplicitamente chiesto dalla Unione Europea, non può essere barattata con gli altri valori messi in discussione e sarà il caso di non cadere in questa trappola! Se il Parlamento vuole fare qualcosa di utile può limitarsi a recepire le indicazioni europee, stralciando tutto il resto. Nel frattempo bisogna rompere il muro del silenzio e della complicità. Quello che non piaceva sotto Berlusconi, non può e non deve piacere neppure oggi, anche se molti di coloro che amano definirsi “I Moderni” hanno preso il vizio di applaudire o fischiare a seconda del colore dei governi e delle maggioranze. Qualcuno spieghi loro che i servi ed il servilismo hanno trovato ospitalità su questa terra da qualche migliaio di secoli”. (BlitzQuotidiano)

Beppe Giulietti
Portavoce Articolo 21

fonte: assostampafvg.it
foto: @BeppeGiulietti

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