Sindacati Regionali di Stampa

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Odg, siamo al rompete le righe?

Il Consigliere Pino Rea

Lsdi (Libertà di Stampa Diritto all’Informazione) pubblica un’interessante nota in cui il Consigliere nazionale dell’Ordine Pino Rea s’interroga sul futuro dell’istituzione Odg alla luce delle dimissioni dal consesso nazionale di Carlo Bonini (ne abbiamo riferito qui) cui hanno fatto seguito, nel corso della stessa riunione del Cnog, le lettere di Pietro Suber e Anna Bandettini.
Dimissioni che hanno riportato al centro del dibattito in seno al Consiglio nazionale dell’Ordine il tema della riforma della legge 69 del 3 febbraio 1963, tema cruciale per la sopravvivenza stessa dell’organismo di categoria.
“Rompere le righe? – scrive Rea su Lsdi – Abbandonare un Ordine che “non è riformabile da dentro” e battersi per un nuovo istituto in grado di adeguarsi alle profonde trasformazioni della professione?”
La riammissione di Renato Farina – ottenuto con voto unanime del Consiglio dell’ Ordine della Lombardia – e l’ipotesi (poi rientrata) di nominare nella commissione di esame del giornalista/editore napoletano Giovanni Lucianelli – spiega Pino Rea – sono state lo spunto che ha portato alle dimissione dei Consiglieri dell’area progressista di “Liberiamo l’informazione”.
“Ma le dimissioni – prosegue la nota – vanno oltre il “caso Farina”, investono la natura stessa di questo Ordine e si fondano sulla convinzione che esso sia sostanzialmente non riformabile e che sia necessario pensare a un nuovo soggetto, in grado di riflettere i cambiamenti e le trasformazioni che il giornalismo, i giornalismi, stanno vivendo.
Le dimissioni rappresentano in pratica un atto politico di totale sfiducia nei confronti dei vertici di un Ordine ipertrofico, che raccoglie nei suoi albi più di 110.000 giornalisti, oltre metà dei quali sono, professionalmente parlando, dei “fantasmi” in quanto privi di qualsiasi posizione contributiva e quindi, di fatto, improduttivi. Un Ordine assolutamente incapace di assumere un ruolo e una fisionomia adeguati alle trasformazioni in atto, che lo stesso Bonini e il sottoscritto, insieme a tutti gli aderenti all’area di “Liberiamo l’informazione”, avevano cercato di interpretare delineando un progetto di un “nuovo Ordine”, seccamente bocciato dal Consiglio nazionale”.

Dice Bonini, nella conclusione della sua lettera di dimissioni:
“Sono consapevole di lasciare un lavoro a metà. A cominciare da un progetto di Riforma dell’Ordine su cui mi ero impegnato (…), che questo Consiglio ha respinto nei mesi scorsi perché ritenuto ‘insostenibile perché troppo avanzato’ e che personalmente mi auguro trovi prima o poi fortuna e interlocutori. A questo punto, fuori dal Consiglio. Di questo lavoro a metà chiedo scusa ai molti colleghi per bene di questo Consiglio che ho imparato a conoscere e stimare in questo anno e ai tanti colleghi che mi hanno dato il loro voto. Ma davvero non c’è posto per me in questo consesso che si è evidentemente rassegnato ad essere solo il simulacro di ciò che vorrebbe difendere e dice di voler difendere”.

E Suber esordisce proprio dallo stesso punto:
“Tutti i tentativi di cambiare, di riformare quest’Ordine dei giornalisti – prematuri o meno, sbagliati o troppo avanzati che dir si voglia – si siano frantumati contro un muro, quello dei tanti consiglieri che non solo vogliono difendere uno status quo indifendibile da qualsiasi punto di vista ma che negano di fatto gli stessi principi fondanti dell’Ordine”.

Infine Bandettini pone esplicitamente “la questione politica” relativa al Consiglio stesso, alla sua funzione, al suo ruolo nella tutela della nostra professione, e all’impossibilità di operare qualunque cambiamento”.

Il post di Lsdi riporta, infine, le lettere integrali delle dimissioni di Bonini, Suber e Bandettini e le riflessioni del presidente dell’ordine della Lombardia, Gabriele Dossena, sulla riammissione di Farina. Per chi vuole approfondire, questo è il link diretto.

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Questa voce è stata pubblicata il 13 ottobre 2014 da in Giornalisti, Ordine con tag , , , , , .

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