Sindacati Regionali di Stampa

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I giornali digitali italiani? Troppo legati alla carta

rotativeLsdi, Libertà di stampa Diritto all’informazione, ripropone online una sintesi dei risultati della ricerca condotta dal Gruppo di lavoro sui “Giornalismi” del Consiglio nazionale dell’Ordine che è stata presentata in apertura di Digit2014, venerdì 19 a Prato, e dalla quale emerge che “nella grande maggioranza, le redazioni online più strutturate (sia quelle native digitali che quelle di testate tradizionali) considerano il digitale più come uno strumento tecnico/tecnologico che come un nuovo modo di fare giornalismo, un modo che forzi il paradigma culturale del giornalismo tradizionale, in cui l’organizzazione e le gerarchie interne restano sostanzialmente quelle della carta”.
Addirittura anche in molte delle testate nate e prosperate solo online “la cultura della carta (intesa come l’insieme di valori, di rapporti gerarchici e di pratiche che hanno dominato il processo di produzione giornalistico dagli inizi del ‘900) domina in modo incontrastato. Anche se – prosegue l’analisi di Lsdi – sia in alcune testate native sia in alcune redazioni tradizionali si segnalano dei cambiamenti che fanno pensare a un processo di trasformazione nel concreto della cultura e della pratica giornalistica”.
La ricerca è stato condotta raccogliendo le testimonianze di addetti ai lavori, come – tra i tanti altri – Giuseppe Smorto, responsabile di repubblica.it, secondo cui “il futuro è del giornalismo nel suo complesso (…) Ci sarà sempre più bisogno di giornalisti che non sanno per chi scrivono, ovvero capaci di lavorare per più piattaforme”.
O Andrea Iannuzzi, direttore di AGL (Agenzia Giornali Locali del Gruppo Editoriale L’Espresso) che parla di “un giornalismo ancora conservatore, legato ai vecchi schemi. Il giornalismo digitale nativo è invece molto acerbo (…) piuttosto gracile. E la causa, probabilmente, è che non ha ancora trovato dei nuovi editori”.
E poi si analizzano diversi case studies, come Affari italiani, Post, VareseNews, il Manifesto, Corriere.it, Ansa.it, FanPage.
Un lavoro ricco di spunti di riflessione, dunque, benchè ancora in progress: alla ricerca seguirà una “seconda parte che cercherà di affrontare l’analisi del giornalismo digitale ‘diffuso’: le piccole strutture locali, di nicchia, diffuse, che costituiscono probabilmente la parte più rilevante dell’informazione online” e “infine, la terza parte dell’attività del gruppo sarà dedicata agli aspetti economici e industriali dell’editoria giornalistica digitale in Italia”.
In attesa di leggere anche il resto, questo è il link all’articolo di Lsdi e questo il testo completo del Rapporto.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 settembre 2014 da in Dig.it, Editoria, Giornalisti, Ordine con tag , , , , , , .

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