Sindacati Regionali di Stampa

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Orario di lavoro e notturni, le ultime news

Ci sono interessanti novità in materia di orario di lavoro e lavoro notturno. Ministero del lavoro e Cassazione si sono infatti di recente pronunciati a tema, chiarendo alcuni punti controversi.
In materia di orario di lavoro, con la circolare n. 12552 del 10 luglio 2014, il Ministero del Lavoro, ha fornito chiarimenti in merito alla sentenza della Corte costituzionale n. 153 del 4 giugno 2014 che ha ritenuto costituzionalmente illegittimo l’art. 18-bis, commi 3 e 4 del D.Lgs n. 66/2003 nel testo introdotto dal D.Lgs n. 213/2004, comportando così un sensibile aggravamento delle sanzioni previste in caso di violazione da parte del datore di lavoro di divieti relativi alla durata massima dell’orario di lavoro, del limite massimo di lavoro straordinario, nonché del limite minimo di riposo giornaliero e di riposo settimanale.
Il Ministero precisa quindi che il vaglio di legittimità si limita alla disciplina in vigore dal 1° settembre 2004 al 24 giugno 2008 e, pertanto, le DTL sono tenute a rideterminare gli importi scaturiti dalle predette violazioni nei seguenti casi di:
1) rapporti ex art. 17 L. 689/1981, non ancora oggetto di ordinanza ingiunzione, relativi a verbali di contestazione e notificazione di illeciti amministrativi, contenenti le sanzioni di cui alla norma dichiarata incostituzionale;
2) ordinanza ingiunzione emessa, ma senza che sia spirato il termine per l’opposizione giudiziale;
3) opposizione proposta quando il relativo giudizio sia ancora pendente, ovvero la sentenza non sia ancora passata in giudicato.

Sempre in tema di orario di lavoro, poi, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16089 della Sezione Lavoro, accogliendo un ricorso presentato da alcuni lavoratori che rivendicavano il diritto alla conservazione dell’orario di lavoro applicato dal precedente datore cui era subentrata altra impresa nell’appalto, ha stabilito che per il passaggio del rapporto di lavoro da tempo indeterminato a part-time, o per la riduzione del part-time stesso è necessario sempre il consenso scritto del lavoratore.
La Cassazione ha sottolineato il carattere generale del principio per cui alla contrattazione collettiva non è permesso intervenire su diritti già entrati nel patrimonio dei lavoratori in assenza di uno specifico mandato o ratifica successiva da parte degli stessi dipendenti, ribadendo che l’adesione su questo tema deve essere libera e non può certo essere dedotta dal semplice fatto che i dipendenti, senza soluzione di continuità del rapporto di lavoro, hanno continuato a prestare la loro opera in condizioni svantaggiate, senza pretendere il rispetto del patto originario.
La Corte ha poi rilevato che la clausola dell’accordo sindacale sulla riduzione di orario rispetto a quello osservato con il precedente appaltatore, peggiorativa sia rispetto alle condizioni retributive e di lavoro stabilite dal contratto collettivo nazionale di settore sia rispetto a quelle previste dai contratti individuali precedenti, avrebbe imposto una chiara ed esplicita adesione dei lavoratori, espressa in forma scritta.
Pertanto, premesso che l’intesa collettiva non poteva derogare al contratto individuale senza l’esplicito consenso del lavoratore interessato, risulta inapplicabile il criterio dell’accettazione implicita.

In merito, infine, al lavoro notturno, ancora il Ministero del lavoro, con interpello n. 18/2014 del 26 giugno 2014, ha fornito risposta ad un quesito posto in merito alla corretta interpretazione dell’art. 11, comma 2, D.Lgs. 66/2003, concernente il diritto di rifiutare la prestazione di lavoro notturno da parte della lavoratrice/lavoratore che sia unico genitore affidatario di figlio convivente di età inferiore a dodici anni. E, in particolare, l’istante ha chiesto se la suddetta disposizione trovi applicazione nell’ipotesi di genitore vedovo di figlio convivente minore di anni dodici.
Al riguardo, il Ministero ha, in via preliminare, ricordato che ai sensi dell’art. 11, comma 2, citato, recante la disciplina delle limitazioni al lavoro notturno, la lavoratrice o il lavoratore, che sia unico genitore affidatario di figlio convivente di età inferiore a dodici anni, non è obbligato a prestare attività lavorativa notturna.
È stato, altresì, precisato che, ai sensi dell’art. 18-bis comma 1 del medesimo decreto, la violazione del summenzionato precetto, ovvero l’adibizione al lavoro notturno nonostante il dissenso espresso dalla lavoratrice/lavoratore in forma scritta e comunicato al datore di lavoro entro 24 ore anteriori al previsto inizio della prestazione, integra un reato di natura contravvenzionale punito con la pena alternativa dell’arresto da due a quattro mesi o dell’ammenda da 516 a 2.582 euro.
In conclusione, il Ministero ha ritenuto che la situazione prospettata dall’istante, ovvero quella del genitore vedovo di figlio convivente di età inferiore a dodici anni, rientri tra le possibili figure di “unico genitore affidatario” contemplata dalla norma in esame la quale, evidentemente, è principalmente volta alla tutela del minore.

fonte: Ufficio Studi Inpgi

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Questa voce è stata pubblicata il 19 agosto 2014 da in Inpgi, Lavoro con tag , , , , , .

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